10/2/2002 ore: 12:24

L´addio in versi al sindacato "Caro Sergio ci mancherai"

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DOMENICA, 10 FEBBRAIO 2002
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Pagina 2 - Economia
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Una poesia di Luzi per il discorso di chiusura e la platea dei delegati si scioglie in un abbraccio
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L?addio in versi al sindacato "Caro Sergio ci mancherai"
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il personaggio
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Il segretario lascer? a giugno, ma a Rimini ? iniziato il saluto con la base
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SEBASTIANO MESSINA
DAL NOSTRO INVIATO

RIMINI - Piange, la compagna Titti Di Salvo, mentre abbraccia Sergio Cofferati sul palco. Piange perch? sa, come tutti qui dentro, che il segretario generale ha appena dato il suo addio al popolo della Cgil. Mai pi? salir? le scalette della tribuna per parlare ai delegati del pi? grande sindacato italiano. Se ne va davvero, a giugno, ? deciso. Perci? ?il delegato della Funzione Pubblica Cofferati Sergio?, come l?ha presentato con affettuosa ironia il sindacalista che lo chiamava al microfono, il suo ultimo discorso al congresso, un?ora e quaranta minuti a cavallo dell?ora di pranzo ha voluto, l?ha voluto chiudere con un saluto romantico. E dunque ora, dopo aver parlato di liberismo e di tattiche sindacali, di riforma del Wto e di contratti a termine, racconta ai compagni la metafora del viaggio.
Allora cala un silenzio assoluto, nella grande sala del Palacongressi, e persino la vigilanza chiude le ricetrasmittenti che gracchiavano di buoni pasto. Silenzio, il Cinese ? arrivato al dunque. ?Per i poeti, per gli artisti - dice Cofferati mentre si aggiusta con un gesto rapido la stanghetta degli occhialini - il viaggio ? la vita delle persone. Ma il viaggio ? anche la metafora della vita delle organizzazioni?. Allora tira fuori un foglietto e cita una poesia di Mario Luzi, ?Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini? che racconta del viaggio da Avignone e Siena: ?Dove ci sorprende il giorno?/ Che tiene notte tempo/ noi acque/ del fiume appena limaccioso/ abbiamo attraversato e ora dove/ andiamo/ dove illusoriamente siamo??.
Ebbene, spiega il Cinese con la pazienza di un capo, ?le acque siamo noi, con oltre un secolo di storia, che abbiamo contribuito in maniera importante a scrivere quella storia?. Anche alle altre domande di Simone Martini, lui ha una risposta. ?Il giorno ci sorprende in un paese che deve affrontare le sfide dell?Europa, della giustizia e della tutela dei diritti. Dove andiamo? Verso un futuro migliore anche per chi ? diverso da noi?. Arrivato a questo punto, il segretario generale fa una pausa, una di quelle pause che gli riescono benissimo, fa un respiro profondo e tira fuori il suo addio: ?A voi che siete l?acqua tersa di questo fiume, buon viaggio!?.
Buon viaggio. E? il saluto che d? chi resta a chi parte. Eppure, a giudicare dalla scena che segue, si direbbe che a partire sia lui. Senn?, perch? hanno dovrebbero mettersi tutti in fila davanti a lui per abbracciarlo, per baciarlo, per dirgli ?ci mancherai?, o ?sei stato grande?, o pi? in sindacalese ?grazie per questo percorso?, perch? dovrebbero strappargli un ultimo ricordo, un autografo sul cartellino da delegati o una firma sulla bandiera della Cgil, perch? dovrebbero avere gli occhi lucidi e il fazzoletto in mano, come se fossero tutti alla stazione e lui un giovanotto che sta partendo per il servizio militare? Cofferati no, non piange. E? emozionato, questo s?, ma asciutto.
Non come Luciano Lama, che il giorno del suo addio al congresso - era il 2 marzo del 1986, e il presidente del Consiglio si chiamava Craxi - lasci? che le lacrime gli rigassero il viso, dopo aver chiamato ?amici miei? i mille delegati al congresso dell?Eur: ?Ci sono delle radici che non si possono sradicare, e voi per me siete quella radice...?, disse il vecchio Lama. Ma quello era un addio vero e proprio, mentre questo ? un saluto anticipato perch? il treno di Cofferati, secondo l?orario del rigidissimo statuto della Cgil, parte a giugno. E poi erano altri tempi. Allora, per esempio, il segretario della Cisl - Marini - quando Lama fin? di parlare disse solo ?magnifico discorso?. Oggi, quando Cofferati avr? finito di parlare, il segretario della Cisl - Pezzotta - gli mander? a dire di non contare su di lui, visto che pensa solo alla politica.
L?aveva gi? messa nel conto, il leader della Cgil, questa crepa con le altre confederazioni che si allarga di ora in ora? Chiss?. Certo si ? preparato con meticolosa attenzione alla sua ultima replica congressuale. I capelli grigi sono pettinati al millimetro, quasi come quelli di Gianni Letta. La barba sale e pepe ? pareggiata a forbice. E sotto l?abito di frescolana color fumo di Londra porta una camicia azzurra senza i bottoncini importati da Veltroni e una cravatta blu che non ? di Marinella, come quelle che D?Alema regalava a Blair ai vertici sulla ?terza via?. L?unico tocco di colore, in questo completo superclassico, ? il distintivo d?oro con la bandiera rossa della Cgil, lo stesso che una volta sfoder? all?occhiello Cossiga, ai tempi in cui era ai ferri corti con Occhetto.
Qui dentro, ? ovvio, sono tutti per lui. ?Ci pensa Sergio? dice il cartello inalberato sull?ultima fila delle gradinate. E quando lui va al microfono, parte un applauso che non vuol saperne di finire. Lui prova a parlare, ma niente. Quelli fanno finta di non sentirlo. Riprova, e la sala continua a battergli le mani. Si vede da lontano che lui ? commosso, e lui stavolta lo ammette: ?Siete anche recidivi! Ma cos? l?unico effetto che producete ? quello di emozionarmi. Poi mi scaricher? su di voi...?. L?unica risposta arriva dal fondo del Palacongressi, ?Sergio sei grande!?. Parte da lontano, ma poi arriva al nocciolo. Che ? lo scontro con questo governo. Un governo che non rispetta il sindacato, ?che per dialogo sociale intende una convocazione al gioved? sera per dirci quello che faranno il venerd? mattina?. Un governo populista che pratica, invece del riformismo, la filantropia. Un governo, soprattutto, che vuole dividere i lavoratori e isolare la Cgil.
Ecco perch? Cofferati, prima di salutare il suo ultimo congresso, prima di sfidare Cisl e Uil a indicare una sola alternativa allo sciopero generale, dedica a Berlusconi l?altra sua citazione della giornata, quell?aforisma che Tonino Guerra ha fatto incidere su un muro di Sant?Arcangelo: ?Cara, tu dici che ami i fiori ma li strappi ai campi. Tu dici che ami i pesci, e li mangi. Cara, quando tu mi dici che mi vuoi bene, io ho paura?. Ecco, commenta perfido, ?ho ragione di ritenere che questo sia lo stato d?animo di molti italiani, quando si sentono oggetto delle attenzioni del presidente del Consiglio?. Chiss?. Di sicuro, Berlusconi ci penser? bene, la prossima volta, prima di dire ?caro Cofferati?.