20/5/2005 ore: 11:27
"StatoLiquido (3)" Nell’Alleanza della libertà ci sarà un posto per tutti (A.Minzolini)
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Pagina 6 - Politica Nell’Alleanza della libertà ci sarà un posto per tutti Il Cavaliere potrebbe lasciare la candidatura a premier a Casini e la guida del partito unico a Fini, per poi salire al Quirinale NEL suo ultimo tentativo di convincere gli alleati a gettarsi nell’avventura del partito unico Silvio Berlusconi ha fatto appello all’aritmetica: «Se sapessero contare - è la battuta che ha regalato il premier ad un amico - dovrebbero capire che nella prospettiva del nuovo partito tutti avremmo un futuro». Appunto, l’ultimo segnale lanciato dal Cavaliere a Gianfranco Fini e a Pierferdinando Casini dal palco del convegno di Liberal, cioè l’affermazione che nello scenario del futuro le cariche di premier e quella di leader del partito unico dovranno essere sdoppiate, è un modo per coinvolgere tutti il leader della Cdl in un «progetto» che Berlusconi definisce «storico» e caldeggiato «dal 99% degli elettori del centro-destra». Già, in caso di vittoria (in caso di sconfitta il Cavaliere a 70 anni non si acconcerebbe di certo a fare il capo dell’opposizione) tutti avrebbero un posto: lo schema che il premier predilige nella sua testa, ovviamente, prevede che sia lui stesso a guidare il centro-destra alle elezioni, ma poi sulla scia del successo nelle urne il nostro punterebbe sul Quirinale lasciando Palazzo Chigi a Pierferdinando Casini, mentre Gianfranco Fini potrebbe condurre a termine il progetto del partito unico, dandogli stabilità. L’altro «schema», di cui però il capo del governo è molto meno convinto («non credo che in pochi mesi esca fuori un nuovo Pico della Mirandola»), prevede un «coup de theatre» a pochi mesi dal voto, con il Cavaliere che sarebbe pronto ad affidare la candidatura per la premiership probabilmente a Casini, mentre lui assumerebbe la leadership del nuovo partito e, se il centro-destra prevalesse alle elezioni, la lascerebbe nelle mani di Fini per salire sul Colle. «Già, con un po’ di saggezza - ripete da mesi il Cavaliere - ci sarebbe posto per tutti. Un’ipotesi del genere è possibile, però, solo se gli alleati accetteranno di entrare nel nuovo partito e appoggeranno con maggiore coinvinzione la politica del governo. Se, invece, rimarranno fuori da un progetto che Forza Italia porterà avanti in ogni caso, sarà logicamente il partito più forte della coalizione ad esprimere la premiership». Quindi l’offerta è pronta, e forse era anche obbligata per allettare - e rassicurare - gli alleati . «Non si può certo fondare un nuovo partito - ha spiegato il Cavaliere ai suoi - dicendo che ha già una sua leadership blindata. Questa non è una monarchia e tutti debbono concorrere alla costruzione del nuovo soggetto. Non vogliamo cooptare nessuno. Per cui la leadership sarà decisa da tutti al momento opportuno. Tenendo conto degli umori del paese e del gradimento che ogni nome otterrà tra i nostri elettori, da quelli che una volta votavano dc a quelli della Lega». Ora toccherà a Pierferdinando Casini e a Gianfranco Fini dare le loro risposte. E c’è da scommettere che entrambi mostreranno interesse. Il presidente della Camera è tornato ad avere un rapporto telefonico quotidiano con il Cavaliere. Il motivo è semplice: l’Udc sta perdendo pezzi, l’emorragia siciliana rischia addiririttura di farla scendere sotto la soglia del 4% e quel che rimane del partito è diviso. Dentro An, invece, la leadership di Gianfranco Fini sta attraversando un difficile momento. Il progetto del partito unico, quindi, potrebbe offrire ai due leader della Cdl una via d’uscita e la possibilità di puntare ad un ruolo di primo piano in futuro. Ieri sono arrivati i primi segnali: Fini ha dato un giudizio positivo sull’uscita di Berlusconi. Mentre, a quanto pare, Casini, che era stato il primo difensore della lista unica, avrebbe assicurato al Cavaliere di essere pronto a fare la sua parte nella costruzione del nuovo soggetto politico del centro-destra. Rimangono, naturalmente, le resistenze di sempre. Il segretario dell’Udc, Marco Follini, continua ad essere cauto per non dire ermetico. e sia pure indirettamente pone delle condizioni al Cavaliere, come quella di non assecondare l’operazione dei ribelli siciliani guidati da Raffaele Lombardo. E’ difficile però (con Berlusconi non si può mai dire) che il premier faccia la fesseria di tagliare le gambe ad un’esperienza, come quella autonomistica siciliana, che ha ridato “appeal” alla sua immagine elettorale e lo ha riposto al centro degli equilibri del centro-destra. Per cui il prossimo congresso dell’Udc rischia di trasformarsi nel canto del cigno di Follini. «Se Berlusconi sarà coerente con l’impostazione che ha prospettato oggi - confidava ieri Bruno Tabacci, che è diventato uno degli interlocutori privilegiati del premier nell’Udc - noi non potremo rimanere fuori. Se Follini si opporrà comunque? Saranno affari suoi». |