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mercoled? 21 giugno 2006
Pagina 17 - Economia&Lavoro
L’Intervista
Cesare Damiano ?La mia battaglia contro la precariet?
di Giampiero Rossi/ Milano
SVOLTA - Il ministro del Lavoro Cesare Damiano spiega in questa intervista la filosofia che ispira la circolare per mettere ordine nella giungla dei call center. ? l’inizio di un percorso che dovr? condurre a un riequilibrio dei rapporti d’impiego, a vantaggio dell’occupazione stabile La lotta alla precariet? ? iniziata. Questione di ?coerenza?, dice il ministro del Lavoro, Cesare Damiano. Era questo, d’altra parte, un punto centrale del programma dell’Unione sulle politiche per il lavoro che lui stesso ha contribuito a redigere.
Ma nonostante le premesse, in pochi si aspettavano, a poche settimane dall’insediamento del governo, un primo passo come quello rappresentato dalla circolare che il ministero ha emesso per mettere ordine nella giungla dei call center. Cio? l’inizio del percorso che dovr? condurre a un riequilibrio dei rapporti di lavoro in Italia, con una riduzione della precariet? e a vantaggio del lavoro a tempo indeterminato.
Ministro Damiano, come ? stato possibile arrivare cos? rapidamente a mettere mano in un settore, come quello dei call center, di cui si ? discusso per anni senza che nulla sia mai accaduto?
?Si ? trattato semplicemente di un primo passo di coerenza e concretezza. A me ha stupito molto il fatto che il precedente governo abbia tenuto chiuso in un cassetto uno dei pochi provvedimenti buoni che aveva elaborato, cio? la circolare che avrebbe dovuto disciplinare il lavoro a progetto, dopo che la legge 30 ha introdotto alcune limitazioni alle collaborazioni coordinate e continuative. Io ho ripreso quel testo, l’ho modificato e l’ho ristretto all’ambito dei call center per concentrare l’attenzione su un obiettivo preciso?.
Perch? proprio i call center?
?Perch? complessivamente vi lavorano circa 250.000 persone e perch? simbolicamente rappresentano, sia pure in termini “immateriali”, ci? che un tempo erano le vecchie catene di montaggio. Ma con alcune importanti differenze: vi lavorano in prevalenza giovani, spesso laureati o comunque con un titolo di studio, quelle persone ricevono retribuzioni molto basse e non hanno alcuna stabilit? occupazionale. Quindi mi sembrava opportuno partire da questa situazione per dare un segnale preciso e, ripeto, concreto, rispetto all’impegno che abbiamo assunto sul tema della precariet? nel lavoro?.
E adesso che ? stata varata la circolare come avanzer? il processo che dovrebbe rendere pi? civili i rapporti di lavoro nei call center?
?Il percorso prevede il coinvolgimento delle parti, insieme a imprenditori e organizzazioni sindacali intendiamo condividere un indirizzo che si basa su una chiara distinzione tra lavoro subordinato e lavoro a progetto. Perch? a me sembra evidente che se un operatore di call center fornisce informazioni al telefono ad un cliente svolge un’attivit? che ha tutte le caratteristiche del lavoro subordinato, cio? quello che in gergo tecnico viene definito in bound. Altra cosa, invece, ? il lavoro detto out bound, cio? l’indagine o la ricerca che promossa dallo stesso lavoratore che ha un inizio e una fine e che quindi rappresenta un’attivit? occasionale?.
Funzioner??
?La circolare del ministero si rivolge all’intero sistema di imprese e coinvolgendo e responsabilizzando tutti quanti i soggetti si possono anche evitare situazioni di concorrenza sleale. Quindi funzioner? perch? tutti faranno riferimento alle medesime regole?.
Ma non sar? bene pensare anche a qualche forma di controllo?
?Naturalmente sar? attivato il servizio ispettivo del ministero, dell’Inps, dell’Inail, anche dei carabinieri. Ma l’idea non ? quella di un sistema punitivo bens? propositivo, per favorire l’entrata a regime di questo nuovo sistema di regolarit? e trasparenza uguali per tutti. E questo, ovviamente, a partire dal call center di cui si serve il ministero del Lavoro, che occupa una quindicina di persone, e da tutte quelli collegati alle pubbliche amministrazioni. Perch? il punto ? che vogliamo dare un segnale chiaro e forte di cambiamento di registro sin dal momento della definizione degli appalti; perch? la logica del maggiore ribasso dilata inevitabilmente la precarizzazione del lavoro. E credo che un comportamento virtuoso dell'intero sistema possa favorire questo processo?.
E dopo i call center? Quali saranno i passi successivi nel lavoro per la riduzione della precariet??
?Questo, chiaramente, ? soltanto un primo passo. Poi procederemo con una serie di monitoraggi per verificare i risultati di questo metodo e trarre un bilancio sul grado di “conversione” del sistema alle nuove regole. Dopodich? l’intenzione ? quella di estendere questa esperienza ad altri settori. Lo faremo gradualmente, senza creare traumi ma anche senza alcun tentennamento?.
Ma a quel punto dovrete anche intervenire sulla legge 30...
?Certamente ? necessario accompagnare tutti questi interventi settoriali con una revisione della legge 30, a partire dalla cancellazione delle forme di lavoro pi? precarizzanti previste da quel testo, come il job on call e lo staff leasing. E poi metteremo mano agli ammortizzatori sociali, al sistema degli appalti, alle norme a tutela dei lavoratori disabili... Insomma, cercheremo di dare un volto nuovo all’intero impianto di quella norma?.
Ma secondo lei c’? il clima politico per arrivare rapidamente a un simile intervento sulla legge 30?
?Ci sono, ? vero, ancora alcune posizioni estreme, in una direzione e nell’altra, ma credo che vi siano le condizioni per creare consenso attorno ad alcuni interventi mirati a eliminare le voci pi? precarizzanti di quella legge, anche perch? ormai ? arrivato il tempo per la concertazione, per il dialogo con tutte le parti sociali?.
Ma allo stesso tempo dal governo si attende la famosa riduzione del cuneo fiscale. Siete pronti a procedere anche su questo fronte?
?? una questione che potrebbe essere affrontata quando verr? definito il Dpef e poi nella legge finanziaria. La mia proposta ? che la riduzione del cuneo fiscale debba essere selettiva, cio? collegata al lavoro a tempo indeterminato. Non condivido l’idea di una riduzione generalizzata per tutte le imprese?.
Ma Montezemolo insiste proprio per questa seconda opzione...
?Su questo punto non sono d’accordo?.
E per quanto riguarda le pensioni?
?Questo ? un argomento molto delicato che deve prima di tutto essere affrontato nelle sedi di governo. Ne parleremo al momento opportuno?.
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