Olimpiadi Invernali, Filcams Cgil: “Illegalità, morti sul lavoro, intimidazioni e sfruttamento con il beneplacito di imprese e istituzioni”
Sullo sfondo di un evento prestigioso, intorno al quale si muovono miliardi di euro, lavoratrici e lavoratori trattati come schiavi
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A un mese dalla morte di Pietro Zantonini a Cortina, vittima di un'organizzazione del lavoro mirata al massimo sfruttamento di un impiego temporaneo e precario, nell'indifferenza delle più basilari norme per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, nulla è cambiato, anzi. Chi lavora è oggetto di intimidazioni, licenziamenti e sottoposto a condizioni di lavoro inaccettabili.
Gli addetti alla vigilanza delle strutture che ospitano le Olimpiadi invernali nelle località di montagna di Belluno, Sondrio, Trento e Bolzano sono ancora alle prese con turni che toccano le 12 ore, temperature che scendono fino a -15 gradi, sistemi di riscaldamento non funzionanti, mancanza di un abbigliamento idoneo e nessun giorno di riposo. È così che due di loro sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso, dove sono arrivati in una condizione di ipotermia fortemente debilitante.
E i giorni di malattia, naturalmente, non sono retribuiti, come se non bastassero i turni impossibili, le condizioni ambientali estreme, per non parlare dello stato degli alloggi nei quali le lavoratrici e i lavoratori assoldati per la copertura dell'evento sono stati piazzati o peggio, ammucchiati.
C'è un abisso tra i costi richiesti a chi ha il privilegio di poter assistere alle gare, usufruendo del sistema di accoglienza messo a punto per l'evento con prezzi quadruplicati come quelli dei mezzi di trasporto saliti agli onori delle cronache, e il trattamento riservato alle lavoratrici e ai lavoratori reclutati per l'evento. C'è chi presta servizio con 12 ore di lavoro a turno e straordinari non pagati, che equivale ad abbassare drasticamente il salario e uscire dal perimetro del contratto, e chi lavora praticamente a cottimo, come le addette al rifacimento camere degli hotel, che se non riescono a portare a termine il carico di lavoro previsto vengono pagate un tanto a stanza, e quel "tanto" è una cifra vergognosa, non solo paragonata a quanto incassa la struttura per una notte di soggiorno, ma più in generale, in qualsiasi contesto la si collochi: è sfruttamento della manodopera, non c'è altra parola per definirlo.
Dalla vigilanza all'accoglienza, alla ristorazione, la macchina delle olimpiadi ha raccolto migliaia di lavoratrici e lavoratori, la maggior parte precari, per stritolarli nel sistema degli appalti, dove i diritti svaniscono e lasciano il posto al peggior ricatto: hai bisogno di lavorare? O così o niente.
“Quanto sta avvenendo alle Olimpiadi Milano-Cortina e negli altri centri interessati dai giochi invernali è quello che il sindacato denuncia da sempre: condizioni di lavoro insostenibili, disprezzo della salute e bieco sfruttamento di lavoratrici e lavoratori, a partire da chi presta attività nel terziario e nei servizi”, dichiara la Filcams Cgil Nazionale. “Da una parte le luci della ribalta olimpica, nella quale si muovono investimenti e guadagni di miliardi di euro, dall'altra lavoratrici e lavoratori trattati come schiavi, secondo una gestione scellerata del lavoro, verso la quale manca scientemente il controllo delle istituzioni. E tutto questo non accade in un passato remoto o in un paese lontano da qualsiasi idea di democrazia e di rispetto dei diritti, ma in Italia, oggi".