Contro il sistema patriarcale dentro e fuori i luoghi di lavoro. Libere di scegliere
9 marzo 2026 – Sciopero delle Lavoratrici e dei Lavoratori del Terziario, Turismo e Servizi
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In Italia le donne guadagnano molto meno dei colleghi uomini, sono sottoposte a forme di lavoro
precario, registrano un livello di disoccupazione molto più alto. Rappresentano il 71,3% dei
lavoratori dipendenti a bassa retribuzione: l’81,3% ha un contratto part time, troppo spesso non
per scelta. Il divario salariale tra uomini e donne raggiunge un di erenziale pari a 8.000 euro annui
in meno per le donne, ovviamente non per scelta. Il 42% delle donne non ha un lavoro, troppo
spesso non per scelta: i carichi di cura sono la ragione principale.
Le donne non hanno scelto questa condizione. Per loro, ancora una volta, ha scelto il sistema
patriarcale che continua a permeare modelli economici, politica, società.
I settori del Terziario, Turismo e Servizi, per quanto determinanti per l’economia italiana, operano
però in presenza di modelli economici che li vedono registrare una forte concentrazione del
cosiddetto lavoro povero.
Molto è dovuto alle condizioni di lavoro, a salari che non garantiscono il potere d’acquisto, a
causa di modelli organizzativi basati in prevalenza sul part time cosiddetto involontario, sul
tempo determinato e sullo schiacciamento dei profili professionali verso i livelli più bassi degli
inquadramenti contrattuali; sulla degenerazione della flessibilità verso la precarietà; sulla
liberalizzazione delle aperture domenicali e festive.
In questi settori, che vanno liberati dalla condizione di lavoro povero e precario, dall’invisibilità di
cui sono ostaggio la maggior parte deə lavoratorə, le donne pagano il prezzo più alto. Part time
involontario, anche per poche ore la settimana, soprattutto se prestano la loro attività lavorativa
nel sistema degli appalti. Solitudine lavorativa, soprattutto se sono colf o badanti, ancora di più
se lavoratrici razzializzate. Bassa qualità dell’occupazione, con condizioni di lavoro insostenibili,
come nel terziario e nel turismo. Flessibilità che diventa sfruttamento e rende impossibile
conciliare i tempi di vita professionale con quelli di vita personale. Soprattutto, se ci si fa carico
anche della cura di figli o di familiari che necessitano assistenza. Perché i servizi pubblici
scarseggiano, perché alla base del sistema patriarcale c’è, ancora oggi una suddivisione su base
sessuale del lavoro, e il lavoro di cura, soprattutto se non retribuito, spetta alle donne.
Quello che avviene all’interno dei luoghi di lavoro è lo specchio di quello che avviene, purtroppo,
ancora al di fuori delle realtà lavorative, a partire dalle scelte del Governo.
Lo scorso 5 febbraio il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo che
attua in Italia la Direttiva europea 2023/970 sulla trasparenza retributiva, il cui obiettivo è proprio
quello di eliminare le disparità salariali tra lavoratrici e lavoratori, a parità dello stesso lavoro o di
valore equivalente.
Lo schema di decreto legislativo italiano, invece, recepisce la Direttiva con un intervento
normativo debole, eliminando tutti quegli interventi e icaci a raggiungere davvero la parità
salariale.
Il 24 febbraio la Camera ha bocciato tutti gli articoli della proposta di legge in materia di congedo
paritario, volta a equiparare il ruolo di madri e padri nella cura dei figli con un congedo di 5 mesi
per ciascun genitore e garanzia del 100% della retribuzione: una scelta di civiltà che è stata
giudicata troppo costosa ancor prima di discuterla.
È evidente che il lavoro femminile, le pari opportunità, le donne non sono priorità di questo
Governo, ed è evidente che buona parte del sistema capitalista si basa ancora su retribuzioni
basse e diseguali.
Ne è ulteriore prova il disegno di legge Bongiorno, presentato al Senato il 27 gennaio scorso, che,
ribaltando la logica sul tema delicatissimo del consenso, compromette ancora una volta la
libertà delle donne.
Il consenso, libero e attuale, previsto nel disegno di legge che a novembre scorso era stato
approvato alla Camera, metteva al centro la libertà della donna e stabiliva la responsabilità
dell’aggressore.
Per questo Governo invece la libertà della donna è secondaria e, soprattutto, condizionata al
comportamento che si è avuto, al ruolo che si assume in una società basata sulla famiglia e sui
ruoli riproduttivi, al controllo dei corpi e della loro autodeterminazione.
Siamo alla legittimazione giuridica della vittimizzazione secondaria.
La violenza, nel frattempo, non si ferma: da gennaio ad oggi sono 8 le donne vittime di
femminicidio, mentre si fanno sempre più invadenti e aggressive le incursioni contro la legge 194,
f
inalizzate a indebolirla ulteriormente.
Per la Filcams, la libertà delle donne e di tutte le soggettività è soprattutto autodeterminazione,
diritto all’indipendenza economica, lavoro dignitoso e di qualità.
Donne libere a prescindere dall’abbigliamento che scelgono di indossare. Dal genere,
nazionalità, religione e orientamento sessuale. Dal numero di figli che hanno scelto o meno di
mettere al mondo, dall’uso che intendono fare del proprio corpo e dallo spazio che vogliono
occupare nel mondo.
Contro il sistema di oppressione patriarcale e contro ogni forma di violenza, la Filcams agisce
quotidianamente attraverso la contrattazione nazionale, la contrattazione integrativa ed
inclusiva, d’anticipo e di sito; attraverso la formazione di tutto il gruppo dirigente di uso; con
specifiche iniziative politiche di approfondimento; mettendo al centro della propria azione
politico sindacale il valore dell’ umanità del lavoro, con l’obiettivo di liberare dallo sfruttamento,
dalla precarietà, dall’invisibilità e dal lavoro a bassa qualità e basso reddito, i milioni di lavoratrici
e lavoratori del Terziario, del Turismo e dei Servizi.
Ma è necessario che nella stessa direzione vadano anche le politiche di settore, i modelli
socioeconomici e le scelte di Governo. È indispensabile un rinnovamento culturale nella politica,
nell’economia, nella società.
Per questo, il 9 marzo ə lavoratorə della Filcams scioperano, perché le donne siano libere di
scegliere, di autodeterminarsi, nel lavoro e nella vita.
Scioperano perché le pari opportunità e le politiche dell’intersezionalità, di genere, dei nuovi
diritti e della non discriminazione LGBTQIA+ non siano solo un titolo, ma una realtà di fatto.
Scioperano per rivendicare un lavoro di qualità, stabile, regolare e dignitoso per tuttə.
Scioperano per la libertà e l’autodeterminazione, a partire dalle donne e per chiunque non si
conformi a un sistema di potere che pretende di legiferare sui nostri corpi e sui nostri sentimenti.
Scioperano per dire basta alla violenza, che sia economica, di genere, sessuale, verbale, fisica,
di guerra.
Il nostro sciopero sostiene la lotta globale delle donne e delle lavoratrici, in occasione della
Giornata Internazionale della Donna, garantendo la copertura sindacale a chiunque vorrà
astenersi dal lavoro, in tutti i settori a erenti alla Filcams.
Una mobilitazione a sostegno della vertenza di categoria Per l’Umanità del Lavoro, il cui obiettivo
è quello di rimettere al centro la qualità del Lavoro e la dignità deə Lavoratorə, nessunə esclusə.
Impegno che si concretizza con una sempre maggiore attenzione non solo alle condizioni di
lavoro, ma anche in tema di diritti civili, sociali e umani, per un’inclusività vera e intersezionale,
per un benessere lavorativo che possa rendere di qualità il tempo di vita professionale e quello di
vita personale.
Nei servizi pubblici essenziali lo sciopero sarà esercitato nel rispetto delle regolamentazioni del
settore, attuative della L.146/90 e sue successive modificazioni.
Verranno inoltre garantite le prestazioni indispensabili, in osservanza delle regolamentazioni di
settore.
9 MARZO 2026
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