23/4/2026 ore: 14:52

Caso Michielotto, la condanna di Metro riguarda tutte le aziende che adottano sanzioni spropositate, anteponendo il profitto alla vita di lavoratrici e lavoratori

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È stata giudicata "sproporzionata" la sanzione che aveva colpito Paolo Michielotto, il lavoratore di Metro licenziato due anni fa per un ammanco di 280 euro, denaro che non aveva intascato ma risultava dal mancato addebito delle spese di spedizione ad alcuni clienti.

Michielotto, dopo aver perso il lavoro, si era tolto la vita, e il Tribunale di Venezia oggi da ragione alla famiglia del lavoratore, riconoscendo spropositata e ingiusta la risoluzione adottata dall'azienda. Una vicenda che mostra, tragicamente, il peso che può avere la perdita del lavoro, in particolare a un'età ancora lontana dalla pensione ma abbastanza avanzata per avere difficoltà a trovarne un altro.

La Filcams Cgil invita a considerare la preoccupante frequenza di casi analoghi - il licenziamento di dipendenti sopra i 50 anni per motivi irrisori - nell'ambito della Distribuzione Moderna Organizzata e della Distribuzione Cooperativa, un comportamento che sembra essere diventato la norma: l'eliminazione di lavoratrici e lavoratori con vecchi e più onerosi contratti è ormai uno dei metodi adottati per far quadrare bilanci che avrebbero bisogno di interventi di ben altro tenore e caratura.


Si licenzia dopo essere stati sottoposti a barbari test, allestiti ad arte per accusare il dipendente di non prestare adeguata attenzione a furti di pochi euro, come se non fosse poi compito della vigilanza controllare; si licenzia per aver cambiato un flacone di detersivo danneggiato dalla propria spesa personale senza pagarlo nuovamente - con il beneplacito del superiore, perché è quello che normalmente si fa con qualsiasi cliente del supermercato - per un costo di circa 2 euro; si licenzia per due barrette energetiche, regolarmente acquistate e poi addebitate per errore al cliente, per un totale di due euro e cinquanta; si licenzia addirittura per una banale lite tra una lavoratrice e il suo superiore, un episodio isolato non collocabile in nessun gradino della scala sanzionatoria stabilita dal contratto, che subisce interpretazioni incongrue a favore di regole del tutto arbitrarie.

La fascia di età delle lavoratrici e dei lavoratori sotto accusa è sempre la stessa.


"E questi sono solo alcuni dei casi che ci siamo trovati a trattare in sede legale, fornendo a lavoratrici e lavoratori il supporto necessario per affrontare la condotta paradossale di aziende che, in alcuni casi in aperto contrasto con i valori dichiarati da un'organizzazione cooperativa, non esitano a privare persone alle loro dipendenze da anni del lavoro che garantisce la loro sussistenza e quella delle loro famiglie, ben sapendo che difficilmente riusciranno a trovarne un altro", dichiara la Filcams Cgil Nazionale. "La sentenza appena pronunciata ai danni di Metro riguarda tutte le aziende che hanno fatto ricorso in anni recenti a sanzioni altrettanto "sproporzionate" - conclude la Categoria - anteponendo il profitto alle persone e rendendo impietoso e disumano il luogo di lavoro".