19/10/2026 ore: 21:47

La vicinanza della Filcams alle lavoratrici e ai lavoratori colpiti dai disordini degli ultimi giorni

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La rabbia sociale non risparmia nessuno.

Non risparmia nemmeno lavoratrici e ai lavoratori delle attività commerciali, lavoratrici e lavoratori del nostro mondo Filcams, che a decine si sono trovati a fronteggiare saccheggi, devastazioni e violenza e che meritano, prima di fermarsi su qualunque analisi più larga, un’incondizionata solidarietà.  

Ci sono i danni materiali, certo, ma c’è anche il peso psicologico sopportato da persone che mentre svolgevano la loro giornata di lavoro hanno vissuto ore drammatiche e corso seri rischi. Sarebbe inaccettabile che debbano essere penalizzati economicamente a causa di chiusure anticipate o perdita di fatturati.  

Al tempo stesso, non bisogna cadere nella trappola retorica della “guerra fra poveri”: le lavoratrici e i lavoratori degli esercizi commerciali che hanno subito aggressioni e violenze sono parte in causa, così come tutto il mondo del lavoro, in un sistema che marginalizza e impoverisce, che sottopaga e svalorizza il lavoro, che contribuisce ad allargare sempre di più i divari economici e sociali in un paese in cui la povertà cresce, anche fra chi lavora. 

La politica e il governo si interroghino con urgenza: siamo di fronte a un rifiuto del capitalismo di stampo autoritario, segno di una debolezza estrema delle istituzioni democratiche e di una vera e propria crisi morale della società.

Le disuguaglianze non possono produrre sfruttamento e sottomissione all’infinito, accade oggi che qualcosa si stia rompendo, e la rabbia emerge contro le politiche securitarie e repressive, contro i bellicismi e i razzismi, contro la colpevolizzazione del povero, del marginale. Di fronte a una società che si frantuma, chi è sradicato sradica. 
Questo passaggio critico interroga anche tutte le forme di rappresentanza, sindacato compreso. Come sempre nella storia recente dell’Italia e dell’Europa, oggi più che mai, la mancata o insufficiente capacità dei corpi intermedi di tradurre in azione politica “collettiva” un disagio sociale profondo e diffuso, il disagio non lo cancella: lo fa esplodere in forme disperate e regressive, in una rabbia individualista e nichilista che prepara inevitabilmente contraccolpi reazionari e repressivi. 

Di fronte a una rabbia così che rischia di sommergere ogni speranza di vero cambiamento, di un cambiamento che risponda innanzitutto ai diritti e bisogni negati delle lavoratrici e dei lavoratori, serve ricostruire i fili spezzati della coesione sociale. Questo dev’essere, questo sarà l’impegno della Filcams come di tutta la Cgil.