5/3/2002 ore: 10:35
Articolo 18, stop al negoziato
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| Pagina 6 - Economia | |
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Prova di forza al congresso Uil. Il ministro: trattativa solo sugli altri punti, poi faremo una proposta Articolo 18, stop al negoziato Angeletti minaccia lo sciopero e Maroni rivede la delega
Il responsabile del Welfare: una situazione di conflitto permanente non giova alle parti, ricreiamo il clima giusto Grande presenza degli uomini dell´ex Psi da De Michelis alla Boniver e richiami ai padri storici da Rosselli a Lombardi VITTORIA SIVO
Una evidente retromarcia, dopo che in mattinata il leader della Uil Luigi Angeletti, in apertura del congresso, aveva sbarrato la porta ad ogni possibilità di dialogo, proclamando fra gli applausi scroscianti della platea che se il governo insiste sull´art.18 «lo sciopero generale sarà la risposta inevitabile». Maroni incassa questo ennesimo rifiuto, per di più solennizzato dalla tribuna congressuale della Uil, e si adegua. Non fino al punto, però, di arrivare allo stralcio della norma contestata, come invece la Cgil continua a rivendicare: «Per noi non cambia nulla, ha senso solo lo stralcio», ribadisce Cofferati. L´invito alle parti sociali è a continuare il confronto sugli altri punti della delega sulla riforma del mercato del lavoro; «al termine il governo ne valuterà i risultati e assumerà le conseguenti decisioni su tutti i punti della delega, compreso l´art.18». Richiamandosi al «forte pragmatismo della Uil», e facendo affidamento sulla disponibilità al dialogo della Cisl di Savino Pezzotta, il ministro si dichiara «caparbiamente ottimista» sull´esito del confronto che nei prossimi due mesi i sindacati (Cgil esclusa) e gli imprenditori avranno su tutte le altre questioni del disegno di legge sul lavoro, dalla riforma del collocamento a quella degli ammortizzatori sociali. Ammette che su aspetti «minori e circoscritti», art. 18 in primo luogo, «rimane un forte dissenso». «Se ne è fatta una bandiera ed è sempre difficile che qualcuno sia disposto ad ammainarla, ma il governo non ha mai inteso ridurre i diritti dei lavoratori», aggiunge sfidando un uragano di fischi. Maroni ribadisce che «una situazione di conflitto permanente non giova alle parti, non piace al governo e non serve ad aumentare l´occupazione». Quindi bisogna ricreare il clima giusto e «un governo responsabile non teme le spallate», «ma sa di dover fare ogni sforzo per evitare che una riforma seria venga percepita dai lavoratori come una forzatura che mette a repentaglio i loro diritti». La svolta del governo è un primo successo per il segretario generale della Uil. Alla sua prima prova congressuale il successore di Larizza tiene una relazione prodiga di aperture politiche - «noi siamo gli eredi del riformismo», la Uil è orgogliosa della sua tradizione «laica e riformista, né ancella del governo, né stampella dell´opposizione», mentre il massimalismo «ha sempre prodotto brucianti sconfitte per i lavoratori» - ma categorica nell´escludere ogni disponibilità a discutere dell´art.18: «a quel tavolo non se ne parlerà mai». La sua proposta è di un patto «per valorizzare il lavoro», anche attraverso un nuovo sistema contrattuale che sposti il peso dal contratto nazionale a quello decentrato. A Sergio Cofferati, Angeletti riserva parole dure: «La decisione che avete preso da soli», di fare lo sciopero generale e la manifestazione «è stata un errore» perché ha diviso il sindacato. |