21/2/2002 ore: 11:04

"Intervista" Billè: «Pronti a continuare il dialogo ma non in base a schemi rigidi»

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intervista
Roberto Ippolito

(Del 21/2/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
SERGIO BILLE?: USCIAMO DAL TORMENTONE DEI LICENZIAMENTI
?Pronti a continuare il dialogo ma non in base a schemi rigidi?

ROMA DISPONIBILE. ?Siamo pronti a discutere, ma di tutto? annuncia Sergio Bill?, presidente della Confcommercio, dopo l?incontro fra il governo e le parti sociali centrato sulla spinosa questione delle modifiche all?articolo 18 dello statuto dei lavoratori contenente le garanzie contro i licenziamenti senza giusta causa.


Dottor Bill?, su cosa siete effettivamente pronti a discutere?

?Il confronto fra i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro pu? partire dalle cose che ci possono unire e soprattutto da quelle reali e importanti. L?articolo 18 riguarda solo duemila casi in un anno e le modifiche non interessano l?intero universo dei casi. Prima dell?articolo 18, dobbiamo discutere di tutto il resto: ammortizzatori sociali, formazione, collocamento, Mezzogiorno, societ? europea?.

Lei afferma quindi che il dialogo riprende?

?Il dialogo riprende. Ed ? importante che il Paese riceva questo tipo di segnale. Se non grave, la situazione ? molto delicata: nel 2002 il prodotto interno lordo crescer? dell?1,2 per cento (contro l?1,9 per cento che si era registrato l?anno scorso) e i consumi aumenteranno solo dell?1 per cento. C?? il rischio quindi di andare in discesa e di avere come conseguenza un minore gettito fiscale. Cos? lo stesso governo Berlusconi si troverebbe nell?impossibilit? di mantenere la promessa di ridurre le tasse mentre servono misure anticicliche nuove?.

E l?articolo 18...

?I problemi sono altri. Non si pu? ridurre tutto a una rimasticatura dell?articolo 18. Non ? con il thactherismo che si possono risolvere i problemi italiani. Anche il presidente del consiglio sostiene l?esigenza di avere maggiore sviluppo?.

Lei sembra pi? fiducioso. E? cos??

?L?incontro di Palazzo Chigi ha portato la riscoperta del dialogo sociale. Appena una settimana fa sembrava impossibile. Ora si ? voluto assegnare un ruolo importante alle parti sociali e il governo accetta di rimettere in discussione le modifiche all?articolo 18 qualora ci sia un avviso comune ovvero il consenso delle parti?.

Lei crede davvero alla possibilit? di arrivare all?avviso comune?

?Credo sia possibile raggiungere l?avviso comune, soprattutto se aggiriamo il macigno dell?articolo 18 e, come dicevo, discutiamo prima del resto. Il segretario della Cisl Pezzotta si ? detto d?accordo con questa impostazione. Il segretario della Uil Angeletti si appresta a valutare la situazione?.

E il leader della Cgil Cofferati...

?Cofferati ha definito trasparente e lineare la proposta del governo di avviare il confronto fra le parti. Ma sul merito mantiene le riserve e la non disponibilit? a trattare se non vengono ritirate le modifiche all?articolo 18. Spero che ci sia una successiva meditazione?.

Ma lei sarebbe disponibile anche a incontri fra le parti sociali senza Cofferati?

?Mi auguro che Cofferati decida di partecipare. Perci? preferisco non prendere in considerazione l?eventualit? della sua assenza. Il segretario della Cgil si rende conto per primo che discutere ? nell?interesse dei suoi iscritti e dell?intero paese?.

Resta sempre il problema dell?articolo 18, no?

?Dobbiamo riuscire a venir fuori dallo schema rigido articolo 18 s? - articolo 18 no. Se accettiamo l?invito alla ricerca di un avviso comune, possiamo confrontarci sugli ammortizzatori sociali, la formazione e il collocamento: sono temi per i quali c?? una forte aspettativa dei sindacati. Non credo che Cofferati possa dire che il mercato del lavoro sia efficiente, visto il continuo ricorso a espedienti affidati alla casualit?.

Lei immagina possibile pertanto una discussione molto ampia?

?Ripartiamo dal discutere della flessibilit?. Ancora meglio, ripartiamo dal reale punto di convergenza fra le parti sociali: il riconoscimento del lavoro come spazio di costruzione dell?unico sistema di sicurezza sociale oggi possibile. Con l?obiettivo dell?accrescimento del tasso di occupazione pu? essere affrontata la questione di una flessibilit? diffusa che sia anche contrattata e sostenibile?.

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