30/10/2003 ore: 10:44
Ue preoccupata per il debito italiano
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giovedì 30 ottobre 2003 |
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| Pagina 5 - Economia | |
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Ue preoccupata per il debito italiano Solbes:"In Europa esplodono i deficit, ripresa lenta"
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
Questo, ovviamente, «a politiche immutate» , cioè se il governo non farà nulla per correggere la tendenza negativa. Ma l´aspetto che Bruxelles intende monitorare più da vicino, ha detto ieri Solbes in una conferenza stampa, è la dinamica del debito. Ecco le parole del commissario Ue: nella situazione italiana «c´è un punto di preoccupazione specifico: l´evoluzione del debito pubblico che prima registrava una tendenza alla riduzione ma ora segna una certa stabilizzazione. E questo è un elemento di preoccupazione» . In effetti, secondo le tabelle diffuse ieri a Bruxelles, il debito italiano rispetto al Pil resterà fermo a quota 106,1% nel 2004 e nel 2005, dopo essere sceso solo di tre decimi di punto percentuale nel 2003 rispetto all´anno prima. «Per questo - ha assicurato Solbes - seguiremo l´evoluzione del debito italiano con attenzione». Cala il surplus primario, segnala Solbes, e questo elemento negativo per il risanamento del debito è compensato dal «considerevole declino» degli interessi pagati sui Bot. «Corretto dagli effetti del ciclo economico, il miglioramento della situazione di bilancio» atteso per quest´anno «è marginale» . E ci sono sempre troppe «una tantum», che ancora l´anno prossimo rappresenteranno un punto del Pil. Nelle stime dell´Ue, ha precisato Solbes, non figurano gli effetti di provvedimenti ancora non definitivi o di «incerto calendario» come la riforma previdenziale o l´annunciata privatizzazione della Cassa depositi e prestiti. In Europa, la ripresa economica tanto attesa e più volte annunciata come imminente sarà graduale e si farà sentire soprattutto l´anno prossimo: nel 2003 il tasso di crescita sarà dello 0,4% in Eurolandia e solo dello 0,3 in Italia. Nella zona euro si passerà nel 2004 all´1,8% e poi al 2,3% nel 2005. Sempre un gradino sotto, però, la crescita italiana: 1,5% nel 2004 e 1,9% l´anno dopo. Non è un ritmo abbastanza sostenuto per consentire ai paesi con alto deficit di rientrare nei limiti del «patto di stabilità» . Il deficit tedesco sarà del 3,9% l´anno prossimo e del 3,4 nel 2005; la Francia avrà un passivo del 3,8% nel 2004 e poi del 3,6 mentre il Portogallo, in bilico sul 2,9 quest´anno, sarà oltre il 3 nel 2004 (3,3%) e nel 2005 (3,9%). Quell´anno anche l´Italia, con il suo 3,5% a politiche invariate, rischia di fare il suo ingresso nel gruppo dei trasgressori. Ma sarà possibile modificare il patto di stabilità come ha fatto intendere confusamente Silvio Berlusconi nell´ultimo vertice europeo? Per Solbes non se ne parla: «Il dibattito intorno al Patto - ha risposto il commissario Ue a chi gli poneva questa domanda - viene riaperto frequentemente. La Commissione non ha previsto modifiche e lo applica come è attualmente» . «Va male quest´anno» , ha insistito Solbes, con la crescita tedesca inesistente, a quota zero, e due paesi addirittura con segno negativo: Olanda - 0,9% e Portogallo - 0,8%. La crescita del Pil francese (+ 0,1) è solo simbolica. Però la ripresa dovrebbe riprendere già un minimo di consistenza nella parte finale del 2003 e accelerare nel corso del 2004. Fra i fattori a sostegno della crescita, la Commissione cita in particolare «i progressi in materia di riforme strutturali e la riduzione delle incertezze geopolitiche». Ma è la disoccupazione il punto nero dell´economia dell´Ue. Essa tocca quest´anno l´8,9% dei lavoratori europei e salirà al 9,1 nel 2004 per ritornare all´8,9 l´anno dopo. In Italia, nello stesso triennio, si manterrà su valori in linea con la media. Infine, l´inflazione. Essa è rimasta «ad un livello basso nonostante il rallentamento dell´economia» . E le prospettive sono incoraggianti. In effetti, i prezzi del petrolio «dovrebbero diminuire gradualmente passando da 31 dollari al barile della metà di ottobre a una media di 28,3 dollari per l´intero 2003, a 25,6 nel 2004 e a 24,1 nel 2005. Calano «i costi unitari del lavoro mentre si assiste a un incremento della produttività» . Conclusione: «La moderazione salariale dovrebbe determinare una riduzione dell´inflazione nel medio termine» . |