6/12/2007 ore: 12:07
Ue divisa su orario di lavoro e interinali
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approvano la flexicurity.Ma su orario di lavoro e diritti dei lavoratori interinali,la Gran Bretagna fa ostruzionismo Alberto D ’Argenzio Bruxelles importanti per la costruzione dell’Europa sociale». Destino assai diverso, quasi radioso, per il testo sulla flessicurezza che ha superato ieri il vaglio ministeriale e procede spedito verso il vertice dei capi di Stato e di governo del 14 dicembre. La Confindustria applaude al cammino spedito. Tornando alle due direttive, l’unico passo avanti conquistato dalla Presidenza portoghese è che in futuro cammineranno a braccetto, in pratica gemellate in un unico pacchetto, in modo da lasciare maggior margine di negoziazione alla prossima Presidenza slovena. E ce ne sarà bisogno visto che l’Europa appare quanto mai divisa su questo doppio terreno, da un lato Regno unito, Germania e gran parte dei nuovi Stati membri; dall’altro Italia (che ha cambiato bando con il governo Prodi), Spagna, Francia, Grecia, Cipro, Belgio e Lussemburgo. In mezzo due questioni, una per dossier. Sulla direttiva orario di lavoro la pietra del contendere è costituita dall’opt out, ossia l’esenzione che permette di superare il limite massimo settimanale di 48 ore lavorative. In pratica ogni impresa può accordarsi con un dipendente su base «volontaria» (o imporgli come accade più spesso, denuncia la Ces, la Confederazione europea dei sindacati) di lavorare fino a 60 ore a settimana (si parla anche di 65). Fin qui tutti d’accordo (ogni paese può fissare limiti inferiori e non accettare l’opt out), il nodo da sciogliere è la durata nel tempo di questa esenzione. Londra e soci vuole che sia infinita, l’Italia e gli altri che duri un massimo di 10 anni dall’entrata in vigore della direttiva. Poi basta. per Londra è troppo poco. Il Regno unito ne ha fatto una questione di vita e di morte, tanto che secondo la stampa britannica il premier Gordon Brown avrebbe minacciato i soci comunitari di bloccare il nuovo Trattato della Ue qualora non avesse raccolto quanto chiedeva. Brown è pronto a scendere sotto i 15 mesi, ma non sotto i 6. Poca cosa. Con il nulla di fatto di ieri, il Regno unito potrà continuare a fare come vuole, in attesa di un’intesa rimandata, chissà, al 2008. Discorso diverso per la flessicurezza che pare convincere tutta la Ue. Ieri i ministri hanno indicato 8 linee guida su cui basare le politiche del lavoro dei 27. «Abbiamo approvato un testo positivo - il commento di Damiano - con un bilanciamento tra la flessibilità e la tutela per il posto di lavoro ed il mercato del lavoro e con un riferimento esplicito al dialogo con le parti sociali». Tra i punti anche un chiaro riferimento «alla promozione dell’uguaglianza tra i sessi», ad «una politica socialmente equilibrata», di «rispetto per chi è integrato nel mercato del lavoro e per chi è escluso». Insomma, tanti principi generali e generici, che poi ogni Stato membro sarà chiamato a declinare come meglio crede. |