4/4/2003 ore: 11:12
Ue all’Italia: flessibilità con più welfare
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Venerdí 04 Aprile 2003
STATO SOCIALE - Da Bruxelles sei raccomandazioni: contratti meno rigidi, ma anche nuovi ammortizzatori contro l’insicurezza
Ue all’Italia: flessibilità con più welfare
Ancora troppi squilibri regionali, poca formazione permanente, molti lavori irregolari - Prioritario alzare l’età pensionabile e ridurre le tasse
DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES Un Paese che, nonostante i miglioramenti
degli ultimi anni, sul terreno dell’occupazione
fa registrare ancora «significativi divari rispetto alla
media europea, soprattutto per le donne e i lavoratori
anziani»; è tuttora segnato da «notevoli differenze
regionali» e da un’«ampia porzione di lavoro non
dichiarato»; ma anche caratterizzato da un «dualismo
tra l’alta protezione garantita ai lavori permanenti» e
quella bassa per i posti meno stabili. È questa la
fotografia che la Commissione Ue farà martedì del
mercato del lavoro italiano, nel documento annuale
di valutazione delle politiche dell’impiego.
Per la prima volta l’Esecutivo Ue presenterà analisi
e raccomandazioni sull’occupazione, assieme ai
Grandi orientamenti di politica economica 2003 e
alle previsioni economiche di primavera, per cercare
di integrare maggiormente le strategie economiche e
occupazionali. L’analisi europea sul mercato dell’impiego
punta il dito sulle piaghe, ormai ben conosciute,
che attardano l’Italia sul cammino verso gli obiettivi
fissati a Lisbona: il divario nel tasso di occupazione
(54,9% contro una media Ue 64,1% nel 2001),
che si accentua ulteriormente per donne (41,1% contro
55%) e anziani (28,1% contro 38,8%). Per quanto
riguarda la frattura tra Nord e Sud si osserva che «le
riforme passate possono aver contribuito ad aumentare
l’occupazione e ridurre il livello di disoccupazione,
ma la distanza relativa tra le due parti del Paese è
rimasta virtualmente la stessa e può nascondere
un’ampia quota di lavoro non dichiarato».
Infine, si osserva che «il crescente ricorso a contratti
flessibili ha intensificato il dualismo del mercato
del lavoro amplificando l’insicurezza a causa di un
sistema di sussidi di disoccupazione e di assistenza
sociale molto limitato. Il dualismo può essere ridotto
anche rendendo meno rigidi i lavori permanenti —
osserva una fonte comunitaria — ma, in generale,
per la Commissione è importante che i Paesi che
aumentano la flessibilità del lavoro siano anche dotati
di un sistema di welfare efficiente».
L’Esecutivo Ue emetterà sei raccomandazioni
all’Italia sull’impiego (numero più alto con la Grecia,
mentre per la Germania ce ne saranno 5 e per
molti Paesi 4): fronteggiare gli squilibri regionali
nell’occupazione; aumentare la flessibilità dei mercati
e modernizzare l’organizzazione del lavoro, evitando
la marginalizzazione delle persone svantaggiate;
attuare una strategia di educazione permanente attraverso
accordi con i partner sociali; aumentare il tasso
di occupazione degli anziani, elevando l’età effettiva
di pensionamento, e delle donne; ridurre «in modo
sostanziale» il lavoro irregolare aumentando gli incentivi
per l’emersione e riducendo la tassazione sui
lavori a bassa retribuzione; rendere disponibile a tutti
gli operatori i dati del sistema computerizzato del
mercato del lavoro.
A puntare il dito contro l’elevato costo del lavoro
è invece il Fmi: «L’Italia ha un livello di tassazione
sul lavoro ben oltre la media dei Paesi Ocse» che
«tende a incrementare la disoccupazione», si legge in
uno dei capitoli dell’Outlook di primavera dove si
rileva anche l’alto peso del sommerso (30%) nella
nostra economia.
E.BR.
Roberto Maroni con il
segretario Uil Luigi
Angeletti (Ansa)