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marted? 7 marzo 2006
Pagina 6 - Primo Piano
SOTTO TIRO LE TROPPE FESTIVIT?. UNA POLEMICA ANALOGA, MA DI SEGNO OPPOSTO, FU AVVIATA DALLA CGIL UN ANNO FA. BRUNETTA DISSE: ?GENTE IN MALAFEDE?
Tremonti, attacco all’Istat con dietro-front
Il ministro: ?Falsi i dati sulla crescita zero?. Poi rettifica: ?? la sinistra che manipola i numeri?
Stefano Lepri
ROMA Troppi ?ponti?, troppe vacanze? Non sarebbe corretto affermare che c’? stata crescita zero nel 2005 secondo il ministro dell’Economia Giulio Tremonti: ?nel 2004 i giorni lavorativi erano 256, nel 2005 sono stati 252: se si calcola il prodotto interno lordo e lo si confronta dimenticando questo dato, si sta falsificando la realt? e ingannando gli italiani?.
Ovvero, ?se si fosse lavorato in quei 4 giorni avremmo avuto una crescita del Pil di quello 0,25-0,3% che era nelle previsioni del governo?. Chi ? che inganna? Pi? tardi, Tremonti ha negato di aver attaccato l’Istat: ?ho sempre avuto e rinnovo fiducia all’Istat: chi falsifica i dati ? la sinistra?. Ma proprio un anno fa, a proposito del prodotto lordo del 2004, a chiedere di correggere per il numero dei giorni lavorativi era stata la Cgil, e il consigliere economico di Silvio Berlusconi, Renato Brunetta, aveva ribattuto che si trattava di un ragionamento ?ispirato da ignoranza, da malafede, o da entrambe?. In ogni caso nulla cambia per queste misere percentuali: anche con la pi? generosa correzione, l’Italia resterebbe salda all’ultimo posto in Europa per crescita economica nel 2005.
Pare che il presidente dell’Istat, Luigi Biggeri, in volo sull’Atlantico, sia rimasto all’oscuro di tutto fino a sera. I suoi collaboratori intanto spiegavano che un ente statistico ha il compito di calcolare il prodotto davvero realizzato, non quello che si sarebbe realizzato a certe ipotesi; e che si fa cos? da sempre, seguendo accordi internazionali. All’Isae, l’istituto pubblico di ricerca economica, il confronto al netto dei giorni lavorativi invece lo fanno; nell’ultima versione la differenza risultava minore, dello 0,1% approssimato, ma per una risposta definitiva occorrono i dati completi sul quarto trimestre 2005, che l’Istat comunicher? solo il 28. Sono diatribe buone per una campagna elettorale in cui Tremonti, nello stesso discorso, ha accusato il segretario Ds Piero Fassino di ?stare all’economia come l'aviaria sta agli agricoltori? e Fassino ha prontamente replicato che ?la vera aviara dell’economia italiana si chiama Tremonti? a causa della crescita zero. L’ipotetica correzione del Pil potrebbe ammontare a 0,2% tutt’al pi? secondo l’economista di Banca Intesa Gianluigi Mandruzzato, allo 0,1% secondo Riccardo Deserti, amministratore delegato del centro studi Nomisma. Aritmeticamente, la differenza tra 256 giorni e 252 ? 0,16%; l’effetto concreto pu? variare, perch? da un lato i ?ponti? possono ridurre le presenze al lavoro anche nei giorni vicini, dall’altro se gli impianti marciano sotto capacit?, la produzione richiesta pu? essere benissimo recuperata negli altri giorni.
?I ponti non sono n? di destra n? di sinistra? aveva premesso il Ministro ieri parlando a Castellanza. E infatti per chi ha buona memoria la polemica di ieri rispecchia a parti invertite una polemica identica di un anno fa. Allora fu la Cgil a sostenere che il dato Istat sul prodotto lordo del 2004, +1,2% (di recente per? revisionato in +1,1%) era falsato da 5 giorni lavorativi in pi? nel 2004 rispetto al 2003. Tocc? appunto a Renato Brunetta di spiegare agli italiani che ?in economia conta la crescita del Pil effettivamente prodotto, il cosiddetto dato grezzo, come ha chiaramente illustrato l’Istat nei suoi comunicati?.
Adesso dal centro-sinistra si rimprovera al centro-destra di ?arrampicarsi pateticamente sugli specchi? per nascondere il disastro dell’economia (Alfonso Pecoraro Scanio) o di abbandonarsi a ?battute che non rendono conto della realt? del Paese? (Fausto Bertinotti); ma lo scorso anno fu in quello schieramento politico che circol? la richiesta di considerare il diverso numero dei giorni lavorativi. Per i singoli trimestri l’Istat lo fa, per dare conto delle tendenze congiunturali; ma per l’intero anno la statistica, come secondo un vecchio detto la storia, non si fa con i se e con i ma.
Volendo cavillare al ribasso, d’altra parte, nei dati Istat 2005 la crescita zero comprende anche un aumento delle scorte (+0,1%) e lascia quindi al 2006 una eredit? in negativo. Da tecnici della statistica, divertiti dall’inconsistenza della controversia sulla crescita zero o un filino pi? di zero, si apprende invece che uno svarione nei dati dell’Istat sul prodotto lordo comunicati il 1? marzo c’era davvero (senza influenza sulle cifre complessive), ed ? stato poi corretto, senza che tra i politici nessuno se ne accorgesse.
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