15/9/2005 ore: 11:29
Torino. Gli "orfani" delle Olimpiadi
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Pagina XV - Torino La Cgil: "Non perdiamo quelle professionalità" Il dopo Olimpiadi non è solo una questione di opere da gestire, ma di teste da ricollocare, ad incominciare dai dipendenti del Toroc. Persone, soprattutto giovani, che spento il tripode rischiano di rimanere disoccupati. «Una perdita di professionalità che non possiamo permetterci in un momento così difficile per il Piemonte - sottolinea Giuseppe Melillo, segretario della Filcams-Cgil di Torino - non si può affrontare il problema a Giochi fatti. Politica, istituzioni e comitato organizzatore devono dare risposte prima». Domani, alle 9.30 in via Pedrotti 5, si discuterà della questione, in un convegno organizzato dalla Cgil dal titolo «Occupazione, sviluppo, professionalità oltre al Toroc e ai Giochi del 2006». Tra gli invitati il sindaco Sergio Chiamparino, il presidente della Provincia, Antonio Saitta, il presidente del Toroc, Valentino Castellani, e il direttore generale del comitato, Cesare Vaciago. «Lo scopo è di capire quali sono le proposte in campo, cosa si sta muovendo per dare un futuro ai dipendenti di corso Novara. Si tratta di mestieri tecnici, specialistici, talora rari e irripetibili», spiega Melillo. Ora sono poco più di mille persone, ma entro fine anno saranno oltre 1.300, per arrivare a quasi 2.000 durante l´evento. Si tratta di giovani (il 23 per cento ha meno di 29 anni e il 54 per cento ha tra i 30 e i 39 anni) con un livello medio-alto di preparazione: il 72 per cento possiede una laurea. Per la maggior parte sono italiani, 88 per cento, mentre l´8 per cento proviene dai Paesi dell´Unione Europea e solo il 4 per cento fuori Ue. Addetti che fra sei mesi, giorno più, giorno meno, potrebbero trovarsi a spasso. |