Sud, imprese e sindacati frenano
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Bocciata la riforma delle deleghe. Maroni: Dpef entro venerdì
Epifani: "I problemi del Meridione non si risolvono scorporando competenze dai dicasteri, ma con le buone idee"
Ma la definizione delle misure per ritoccare l´andamento dei conti pubblici, altrimenti al di là dei limiti previsti dal trattato di Maastricht (in particolare il 3 per cento del deficit sul Pil), finirà per incrociarsi con i risultati del ballottaggio che si conosceranno oggi. In questo quadro comincerà già da domani il lavoro dei tecnici per reperire gli oltre 7 miliardi che costituiranno la manovra, 4 dei quali arriveranno da tagli alle spesa corrente della pubblica amministrazione e circa 3 dall´operazione di lease back, cioè dalla vendita e poi il riaffitto di uffici pubblici. Contemporaneamente sarà definito un «documento politico» della maggioranza per rilanciare l´economia e, quindi, le linee del prossimo Documento di programmazione. Alleanza nazionale riunirà martedì la Consulta economica del partito, ci saranno il ministro dell´Agricoltura, Gianni Alemanno, e i viceministri Mario Baldassarri (Economia) e Adolfo Urso (Attività produttive). A Via della Scrofa si guarda con interesse all´ipotesi di concentrare in un´unica gestione le politiche per il Mezzogiorno. Ipotesi che ieri è stata però sottoposta alle critiche nette dei sindacati e della Confindustria. «I problemi del sud - ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani - non si risolvono scorporando o incorporando deleghe ministeriali. Il problema è avere buone politiche e avere qualche idea buona, cosa che fino adesso non c´è stata». D´accordo anche il segretario confederale della Cisl Raffaele Bonanni, secondo il quale sarebbe necessario che il governo dicesse cosa vuole fare per il Mezzogiorno «invece di pensare alla creazione di superministeri che hanno prodotto finora risultati deludenti». Durissimo il commento del vicepresidente della Confindustria con delega alle questioni meridionali, Ettore Artioli: «La scelta di riproporre un ministero del Mezzogiorno rischia di diventare una scenografia di cartapesta per nascondere il deserto che si creerebbe interrompendo bruscamente il processo di sviluppo avviato con la politica degli incentivi alle imprese che investono». E a difesa del meccanismo degli incentivi è intervenuto ieri il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, destinato ad essere sacrificato dall´intesa tra Berlusconi e Fini. Marzano ha detto «va confermato il sostegno agli investimenti innovativi da parte delle imprese». Poi ha aggiunto: «Credo che la riduzione della pressione fiscale sia un atto di giustizia politica e quindi si debba fare».
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