11/3/2005 ore: 10:18
Stiamo perdendo 450mila posti di lavoro
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Ci sono 3.300 aziende in crisi, intanto il governo litiga sui dazi. Oggi il decreto competitività Oltre 172mila persone sono già in cigs o in mobilità, ad essi si aggiungono i 44mila stagionali o dei distretti. E non c’è solo l’aumento esponenziale della richiesta di cassa integrazione, ci sono anche i libri portati in tribunale da imprese che hanno gettato la spugna, che hanno chiesto il fallimento o sono finite sotto amministrazione controllata: in un anno la crescita delle causali è passata dal 10% al 30%. Quando si parla di competitività che non c’è si parla di questo. O di come il Bel Paese sia ruzzolato dal 28esimo al 45esimo posto della classifica mondiale dell’Hi-Tech, cioè dello sviluppo e l’uso delle tecnologie. Siamo un punto sopra il Brasile, uno sotto la Giordania. «Il provvedimento era atteso come collegato alla Finanziaria, ora il tempo è scaduto» dice Andrea Pininfarina. Il vicepresidente di Confindustria è intervenuto alla presentazione del volume «Non rassegnarsi al declino» curato dalla responsabile dell'Industria della Cgil, Carla Cantone per la Ediesse editrice. È stata l’occasione per un confronto ravvicinato tra «controparti» che ha confermato molte convergenze nell’analisi dello stato dei fatti e le comuni preoccupazioni per l’industria del Paese. Un comune sentire che si arresta però quando si tratta di giudicare le misure che il governo si appresta a varare. «È un primo passo positivo perché finalmente si pone il fare impresa al centro della strategia del governo», premette Pininfarina. «Se gli obiettivi e l'orizzonte degli interventi sono quelli delineati, c’è ancora una strada grandissima da fare e non siamo neanche al primo e giusto passo», ribatte Guglielmo Epifani. Gli industriali, tuttavia, non nascondono «che si tratta di «misure di emergenza che non affrontano in termini strutturali il problema della competitività». Le risorse sono modeste e non c’è attenzione sufficiente alla ricerca e all’innovazione. E guai alla politica dei due tempi: «Perché il nostro giudizio resti positivo è importante - avverte Pininfarina - che decreto legge e disegno di legge marcino insieme». Quanto ai dazi, «la stella polare è la Ue, non inventiamoci nulla che rischi di danneggiare operazioni già in corso». «La politica concorrenziale la fa l’Unione Europea», concorda Epifani «ci sono norme e procedure che tutelano dalla concorrenza sleale che vanno attuate». Per l’Italia il problema è quello dell’offerta»: «Si può e si deve attivare la domanda - ha spiegato il leader della Cgil - soprattutto quando la domanda è in condizioni di lavorare sulla qualità dell’offerta». Cosa che non avviene con la riforma fiscale voluta dal governo. |