16/2/2005 ore: 10:54
Sindacati uniti contro il declino
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mercoledì 16 febbraio 2005 Pagina 37 - Economia Sindacati uniti contro il declino la Cgil: "Siamo in recessione" GIORGIO LONARDI In questo quadro l´analisi più pessimistica è forse quella della Cgil: «Siamo in recessione, il governo non racconti bugie», spiegava Beniamino Lapadula responsabile economico della Confederazione. «I dati Istat suonano come la più sonora smentita della rappresentazione della situazione del paese fatta in Tv da Berlusconi». Per la Cgil, infatti, anche nel 2005 «il Pil non riuscirà ad andare molto oltre l´1%». E quindi «diventa ineludibile» una manovra correttiva di finanza pubblica «nell´ordine di circa 22 miliardi di euro». I segnali sono brutti e paiono moltiplicarsi. Ci sono 3.200 aziende in crisi. E ci sono situazioni che rischiano di scoppiare nel giro di pochi giorni. E´ il caso dei 20 mila dipendenti dell´industria piemontese che, in mancanza di un provvedimento del governo, rimarranno senza cassa integrazione. «Qui in Lombardia», incalza Susanna Camusso, leader della Cgil regionale, «abbiamo già 15 mila lavoratori delle piccole e medie imprese del tessile senza mobilità e senza cassa integrazione». Mentre Isabella Silvestri, delegata Fim-Cisl della De Longhi di Treviso denuncia la delocalizzazione della fabbrica in Cina che farà saltare 650 posti. Insomma, per dirla con Pezzotta ci sarebbe un gran bisogno «di una politica economica e industriale seria». Ad esempio sarebbe necessario il rapido varo del provvedimento sulla competitività che dovrebbe garantire fondi per 750-800 milioni di euro. «Più tardi si fa e peggio è », ha precisato Epifani, «oltre un mese fa Berlusconi ci aveva detto che avrebbero presentato un provvedimento in 15 giorni e che sarebbe andato subito in Parlamento. Ora è passato un mese e non c´è ancora nulla. Se c´è bisogno di urgenza su un terreno è proprio questo: più tardi si fa e peggio è». Aggiunge ancora Pezzotta: «Non so quante siano le risorse e se siano sufficienti. So solo che il Presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ci annuncia da settembre, ogni quindici giorni, che il governo presenterà il provvedimento. Cosa devo dire? Noi aspettiamo». Se questa è la radiografia di un Paese in ginocchio, spiegano i sindacalisti, non c´è spazio per provvedimenti azzardati, di tipo elettoralistico. «In questa fase», è la tesi di Pezzotta, «siamo contrari a qualunque tipo di riduzione delle imposte, perché se il Paese ha delle risorse le si deve impiegare per il rilancio e per la crescita. Noi siamo sempre stati d´accordo nel ridurre il cuneo fiscale sul costo del lavoro e su questo terreno si può ragionare». |