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Sindacati all’attacco del premier: le sue parole favoriscono il sommerso

8 dicembre 2002
Sindacati all’attacco del premier: le sue parole favoriscono il sommerso
Schifani (Fi): il nostro governo unico a lottare contro il nero Casini: non litighiamo sulle famiglie che perdono il lavoro
ROMA - «Sulla Fiat c'è bisogno di ritrovare l'unità tra le forze politiche perché a nessuno è consentito di litigare su migliaia di famiglie italiane che perdono il lavoro». L’appello del presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, giunge al termine di una giornata in cui l’opposizione e i sindacati hanno bocciato come «istigazione al lavoro nero» le frasi del premier sul «secondo lavoro non ufficiale» che i cassintegrati Fiat potrebbero fare per ottenere «qualche entrata in più». E’ «sconcertato» il segretario dei Ds, Piero Fassino, che ieri a Torino ha incontrato Fiom, Fim e Uilm: «Forse Berlusconi, così abituato a ritenere le leggi italiane un optional , non sa che se un cassintegrato prende un lavoro nero rischia di perdere oltre alla cassa anche il posto di lavoro». E il presidente della Quercia, Massimo D’Alema: «Fantastico, si passa di gaffe in gaffe ogni giorno». Ma per il capogruppo della Margherita alla Camera, Pierluigi Castagnetti, «derubricare tutto a battuta, seppure di pessimo gusto, è esercizio consolatorio: il capo del governo non ha alcuna consapevolezza della responsabilità del suo ruolo istituzionale». Per l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, (Margherita) «siamo ad una intollerabile ingiuria istituzionale». Mentre secondo il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: «Se Berlusconi fosse un no global sarebbe già stato arrestato». «Non ci posso credere, non ci voglio credere» protesta il segretario dell'Udeur, Clemente Mastella. Fuori dal coro i radicali: «Berlusconi, istigando a delinquere, dice la verità - osserva Michele De Lucia, membro della direzione -. Perché in Italia l'unico mercato del lavoro che funziona è quello del lavoro nero». L’ex leader della Cgil, Sergio Cofferati precisa: «La mancanza di politiche di dissuasione dal lavoro nero è uno degli elementi che penalizzano il Mezzogiorno. Come se non bastasse adesso siamo a incitare gli operai della Fiat a cercare aggiustamenti se perdono il lavoro. Credo davvero che il Paese non meriti dei dirigenti di questo livello». Lapidario il segretario della Cisl, Savino Pezzotta: «Il presidente del Consiglio si potrebbe risparmiare battute di questo genere». Adriano Musi della Uil chiede una «precisazione». E’ un’indecenza» sbotta Gianni Rinaldini (Fiom). E Carla Cantone (Cgil): «Berlusconi è fuori di testa». Per la maggioranza solo Bruno Tabacci (Udc) interviene a caldo: «Il premier non può che avere scherzato, altrimenti non si capisce perché il governo faccia tutti questi sforzi per far riemergere il sommerso». Renato Schifani e Elio Vito, capigruppo parlamentari «azzurri» esprimono sdegno contro l’opposizione solo dopo la precisazione di palazzo Chigi. Da Termini Imerese le donne degli operai, occupando la ferrovia Palermo-Messina, mandano a dire: «Berlusconi non conosce le leggi o soffre di delirio di onnipotenza: facciamolo papa».
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A. Bac.
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