17/3/2003 ore: 9:48
Scandalosi imprenditori sommersi
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sabato 15 marzo 2003
I verbali del Cles (Comitato per il lavoro e l’emersione) testimoniano l’irresponsabilità delle aziende italiane in nero
Scandalosi imprenditori sommersi
La legge è fallita. Ecco un quadro dei ricatti e dell’illegalità di imprese senza scrupoli
Bianca Di Giovanni
ROMA È stata un fallimento annunciato
(dall’opposizione) la legge sul sommerso
tanto voluta dal governo Berlusconi
da essere inserita nei provvedimenti dei
primi 100 giorni. Peccato fosse del tutto
inadeguata e per di più assai pericolosa
per il rispetto della legalità. Si concedono
deroghe a norme ambientali, edilizie,
sanitarie, sulla sicurezza, in cambio di
quasi nulla. E tutto sulle spalle dei lavoratori,
che pagano di tasca propria contributi
mancanti e accettano salari più bassi.
Il concentrato di condoni mascherati
è stato inserito all’ultimo momento per
attrarre più imprenditori. Ma i risultati
restano deludenti: 1.266 domande pervenute
nella prima fase, altre 870 nel «recupero»
(dal 30 novembre 2002 al 28 febbraio
scorso) con le maglie della legalità
allargate a dismisura. Il governo se ne
aspettava 200mila. «Ormai si è perso più
di un anno e mezzo - dichiara Alessandro
Genovesi della Cgil -A questo punto
ognuno tragga le conclusioni che vuole,
ma si discuta seriamente del problema a
partire dalle esigenze reali dei lavoratori
e delle stesse imprese».
Numeri e trucchi
Quante domande dell’ultima tranche saranno
accettate lo si saprà il 15 maggio.
Fin da ora si può dire, però, che non
tutti hanno giocato con le carte regolari .
Ecco uno stralcio dal verbale di una riunione
del Cles (Comitato per il lavoro e
l’emersione del sommerso) di Latina.
«Vengono esaminati 4 piani (d’emersione,
ndr) individuali presentati presso il
Comune di Pontinia. Il Cles nota che i
piani sono privi di qualsiasi progetto e
«decide all’unanimità di chiedere integrazioni».
Dunque, domanda incompleta.
Il Cles di Avellino si è visto recapitare
5 piani da altrettante aziende per l’emersione
di 4 lavoratori. Che significa? Che
almeno una di queste ditte approfitta
della sanatoria solo per aderire ai condoni
che concede. Il tutto grazie all’interpretazione
di una circolare attuativa che
usa l’espressione «le aziende possono far
emergere lavoratori», invece che «devono
far emergere lavoratori». Bella trovata.
Condono edilizio superstar
Gli altri numeri della Campania vanno
meglio, ma non molto. A Napoli sono
stati presentati 70 piani per 130 lavoratori
(neanche due a testa), a Benevento 5
domande per sette addetti, a Caserta 10
richieste per 10 dipendenti a Salerno 40
piani per 80 lavoratori. Ma dalla regione
arriva anche un altro dato: l’80% dei
piani richiede la sanatoria edilizia. Una
quota che secondo la Cgil si riscontra in
tutta Italia. E qui si apre una casistica
che non pone limiti alla fantasia. C’è ad
esempio la ditta «Sud carrelli ed elevatori
srl» di Rutigliano in provincia di Bari
che chiede una sanatoria edilizia per gli
stabilimenti costruiti in zona agricola.
Nella domanda dichiara che «subordinata
alla sanatoria edilizia si richiede la regolarizzazione
di due dipendenti». Dunque,
senza l’ok sui fabbricati, niente.
Un’altra ditta pugliese, la Nupax srl di
Santeramo in Colle, regolarizza un lavoratore
a patto che sia sanato un capannone
di quasi mille metri quadrati costruito
sempre in zona agricola. In un altro
caso si chiede di modificare il piano regolatore
con una variante. Insomma, il
Cles di zona si arrogherebbe il diritto di
emettere norme appannaggio di giunta e
consiglio comunali.
Corsa verso l’impunità
C’è anche chi approfitta della legge per
fermare inchieste e accertamenti in corso.
È il caso della spregiudicata titolare
della società «Tempio Antico & co» di
San Giovanni in Marignano, provincia
di Rimini. Si tratta di una società irregolare
che opera in locali «abusivi» utilizzando
manodopera irregolare. Insomma,
a norma non c’è niente. Così si chiede
la regolarizzazione di tutto e per lo
stop a procedimenti penali in corso.
Il paradosso dei controlli
Il provvedimento sul sommerso solleva
parecchi dubbi sui rispettivi ruoli degli
organismi presenti nei Cles (tra cui an-
che esponenti delle organizzazioni sindacali
e datoriali). Dal verbale di una riunione
del Cles di Varese si apprende che
i membri del comitato «hanno il compito
di segnalare le aziende che ricorrono
maggiormente al lavoro nero» e che «i
rappresentanti datoriali possono essere
parte attiva nella segnalazione». In un
altro Cles, quello di Salerno, la rappresentante
dell’Assindustria si raccomanda
che «le informazioni fornite siano di
massima e non relative ad aziende esplicitamente
indicate». Come può un imprenditore
denunciare un suo «omologo»,
che magari è un concorrente? Chi
ha stabilito le funzioni dei comitati non
è andato per il sottile.
E i lavoratori?
Gli imprenditori ottengono sconti sostanziosi
sul fronte fiscale (10% delle imposte
nel 2002, 15% nel 2003, 20% nel
2004) e previdenziale (contributi dal 7
all’11%). Ma nell’ultima fase si arriva
anche ad accettare sconti sul livello contributivo,
in deroga ai contratti nazionali
(cosa che risulterà facilmente impugnabile,
visto che solo le organizzazioni firmatarie
dei contratti nazionali possono
modificarli). In alcune aree Confindustria
fa circolare addirittura modelli
prestampati per accordi con le parti sociali
sul fronte salariale. Fino ad arrivare
alla beffa della provincia di Frosinone,
dove presentano domanda di emersione
aziende che già in precedenza avevano
ussufruito di sconti contrattuali ma non
hanno rispettato gli accordi di adeguamento
ai minimi. Inoltre bussano alla
porta del Welfare ditte che non pagano
gli stipendi da mesi (Stella confezioni di
Sora).