20/7/2006 ore: 10:20

Salari in picchiata, in 4 anni persi 1.647 euro

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    gioved? 20 luglio 2006

    Pagina 14 - Economia&Lavoro

    Salari in picchiata, in 4 anni persi 1.647 euro
      L’Ires-Cgil: inflazione e fiscal-drag erodono il potere d’acquisto. Cresce la povert?

      di Roberto Rossi / Roma
        LAVORO - Salari in picchiata, sperequazione, potere d’acquisto azzerato. Negli ultimi quattro anni il lavoratore dipendente ? stato quello pi? colpito dall’andamento negativo dell’economia. 1.647 euro in meno in busta paga, tra mancata restituzione del fiscal-drag e inflazione. Nel dettaglio la perdita cumulata - calcolata dagli economisti dell’Ires-Cgil rielaborando i dati dell’Istat, della Banca d’Italia e dell’Osce - ? un risultato dato per 1.082 euro dalla perdita ?secca? del potere di acquisto accumulata nei 4 anni e per 565 euro dalla mancata restituzione del drenaggio fiscale. Una perdita, che in Europa non ha pari, in parte recuperata nell’ultimo periodo da una positiva dinamica delle retribuzioni contrattuali dovuta - hanno spiegato all’Ires - dal rinnovo dei contratti nazionali, avvenuta con molti mesi di ritardo.

        ?La perdita del potere di acquisto - ha osservato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani - ? avvenuta perch? l’inflazione programmata ? stata troppo distante da quella reale. Non si sono fatte politiche a sostegno della condizione di chi lavora. ? necessario aumentare il potere d’acquisto - ha concluso Epifani - ci sono troppe condizioni di svantaggio che oggi penalizzano i giovani, le donne, gli immigrati e il Mezzogiorno?.

        Condizioni di svantaggio che fanno aumentare la soglia delle persone a “rischio impoverimento”. Secondo i dati della Banca d’Italia nel nostro Paese ci sono 16,5 milioni di persone che vivono con mille euro al mese: 6,5 milioni i lavoratori e circa 10 milioni di pensionati che percepiscono non pi? di 800 euro al mese. In realt?, sostiene l’Ires, le persone a rischio diventano 20 milioni se si considera anche la fascia di lavoratori con un reddito inferiore alla soglia appena pi? alta di 1.350 euro netti mensili. Tra questi, appunto, i lavoratori dipendenti come le donne che, a fronte di una retribuzione media annua lorda di 24.584 euro per un lavoratore dipendente, percepiscono in media 20.105 euro (-18,2%), o i giovani che hanno in busta paga 18.564 euro lordi (-24,5%). Peggiore la condizione di chi lavora al Sud (17.161 euro medi lordi, -30,2% rispetto alla media dei dipendenti), o per chi lavora nelle piccole imprese (15.200 euro, -38,2%) oppure, infine per gli immigrati, fanalino di coda con 15.101 euro lordi e il 38,6% in meno rispetto alla media dei dipendenti.

        Eppure, come si denota dai dati della Banca d’Italia, negli ultimi quattro anni anni c’? stata una crescita reale del reddito mediamente disponibile nelle famiglie del 2%. Il problema ? che la ricchezza si ? spostata verso le classi di reddito pi? alte. Se si calcola, infatti, il potere d’acquisto dei redditi netti familiari tra il 2002 ed il 2005, alla perdita cumulata (a prezzi costanti) dei redditi delle famiglie con capofamiglia operaio o impiegato, rispettivamente di 1.434 euro e di 1.425 euro, si contrappone una crescita dei redditi delle famiglie degli imprenditori e dei liberi professionisti di 9.053 euro. ?Con le manovre fiscali del governo di centrodestra - ha detto il presidente dell’Ires Agostino Megale - si ? registrato un ulteriore allargamento della forbice a sfavore dei bassi redditi?.

        C’? un altro dato che il rapporto Ires mette in evidenza. Nell’analisi dei dodici anni che intercorrono tra il 1993 ed il 2005, risulta evidente che il maggiore sforzo di risanamento e di sostegno del Paese ? stato richiesto a lavoratori e pensionati: meno del 20% della ricchezza prodotta ? andata al lavoro a fronte di oltre i quattro quinti rimanenti destinati a profitti e tasse. L’obiettivo, a livello nazionale come europeo, secondo l’Ires, dovrebbe essere di allineare la crescita dei salari con l’inflazione reale e la produttivit?. Ma la produttivit? dovrebbe prima crescere dopo anni di caduta. Una flessione dovuta alle fragilit? strutturale del nostro sistema industriale fatto di piccole e medie aziende che spesso investono poco in innovazione, processo e prodotto.

        Per questo il sindacato di Corso d’Italia chiede al governo una vera concertazione tra le energie migliori del Paese e un patto fiscale per una ?equa ridistribuzione della ricchezza, nonch? per un’efficace lotta all’evasione e al lavoro nero irregolare. Perci? al governo, ha ricordato Epifani, ?chiediamo un tavolo di confronto. E nel tavolo dovranno esserci tre questioni: politica per lo sviluppo, una rinnovata politica della redistribuzione dei redditi e una politica per il welfare. Per noi questo ? il cuore del confronto?. Fermo restando che il tempo per una politica di moderazione salariale, invocata spesso anche dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ? finito. ?Siamo pronti a fare la nostra parte - ha detto il presidente dell’Ires Megale - ma il lavoro dipendente ha gi? pagato abbastanza. ? ora che cominci qualcun altro?.