14/5/2003 ore: 10:32
Referendum, anche Cisl e Uil non votano
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mercoledì 14 maggio 2003
Referendum, anche Cisl e Uil non votano
Epifani: rispetto la scelta compiuta da Cofferati, per questo non la commento
Laura Matteucci
MILANO «Rispetto la scelta di Cofferati, per questo non la commento.
Posso però confermare la scelta convinta della Cgil: partecipare al
referendum perchè è importante, quando ci sono istituti di democrazia
diretta, votare sì per la politica dei diritti e dare un sì per le riforme».
Guglielmo Epifani parla dopo la decisione di Sergio Cofferati, che
sull’articolo 18 si asterrà, mentre il sindacato si è schierato per il sì.
«Quando il popolo viene chiamato a esprimersi è bene che tutti
adempiano a questo dovere», dice. Partecipare innanzitutto, dunque, anche se poi «naturalmente, per materie così complesse, non basta
l’istituto referendario, che è uno strumento parziale».
Piuttosto, «bisogna riaprire una grande stagione di leggi e di riforme. Ci vorrà del tempo, ma questa è la via maestra».
E vengono formalizzate intanto anche le decisioni di Cisl e Uil, che
non intendono partecipare al voto.
Mentre l’Udeur annuncia che andrà a votare, e voterà no. La Cisl, in
particolare, si schiera per un’astensione «attiva e militante», con
l’obiettivo di veder fallire la consultazione del 15 giugno: «Noi non
andremo al mare - spiega il leader Cisl Savino Pezzotta - ci batteremo
nelle fabbriche per dire che questo referendum non porta alcun beneficio. Perchè il nostro invito a far fallire il quorum non è astensionismo, ma un voto contrario, che si esprime non andando a votare».
A chi gli fa notare come le sue posizioni convergano con quelle di Cofferati, Pezzotta risponde: «È Cofferati ad essere d’accordo con me, e questa è la dimostrazione che alla fine le posizioni razionali vincono. Basta solo aver pazienza...».
Una presa di posizione, quella dell’ex leader Cgil, che ancora non
smette di far discutere. Nel sindacato, dove aleggia la sensazione che si
sia voltato pagina con il primo segnale di discontinuità rispetto all’era
Cofferati, e in casa Ds, innanzitutto: «Abbiamo valutato con soddisfazione che il ragionamento di Cofferati e le sue conclusioni sono convergenti con la posizioni assunte da tempo dalla nostra segreteria nazionale - dice il coordinatore Ds Vannino Chiti, al termine della riunione di segreteria - In questo difficile passaggio rappresentato da un referendum inutile e sbagliato, qualcuno pensava che la vita del
nostro partito sarebbe diventata più complessa e più lacerante e invece
abbiamo momenti forti di unità».
E secondo Cesare Salvi, uno dei leader della sinistra Ds, Cofferati
non ha «tradito» il “correntone”, ma la sua è comunque «una posizione sbagliata, per nulla persuasiva», rispetto alla quale «sono milioni le persone che possono sentirsi tradite». Luciano Pettinari, anch’egli della sinistra Ds e fra i promotori del referendum, sostiene
che capire «chi è e che cosa vuole la minoranza» diventa necessario dopo la scelta del Cinese. Per Pettinari «sarebbe stato auspicabile una discussione» sul tema all’interno di Aprile, di cui Cofferati è copresidente insieme a Giovanni Berlinguer.
E se Cofferati ha sorpreso la Cgil, il referendum sull’articolo
18 è un (ennesimo) tema di divisione tra le organizzazioni sindacali. Anche se Epifani sta tentando da giorni la carta del disgelo, soprattutto
con l’invito a Pezzotta ed Angeletti per un incontro teso ad abbassare i toni polemici e a riportare il confronto su questioni di merito.
Un vertice che i leader Cisl e Uil hanno già accettato, e che probabilmente si terrà entro la fine della settimana. «È importante - dice Epifani - che Cisl e Uil abbiano accettato di discutere con noi. Penso che tutti i problemi, se ne discutiamo, possono trovare una soluzione. Il mio scopo fondamentale è uno solo: evitare esasperazioni polemiche e questa stagione di veleni di cui non c’è affatto bisogno». Ancora: «Cgil, Cisl e Uil hanno la più grande rappresentanza sociale.
E dobbiamo dire alla politica e alle istituzioni che oggi litigano come il
sindacato può mantenere anche un profilo di confronto e di dialettica
duro, ma nel rispetto delle posizioni degli altri». Per Epifani, «questo
sarebbe un grande segnale per un Paese che vive una fase di
“sofferenza della democrazia”». Altro, però, è la ricostruzione di un
orizzonte unitario: «Sono processi molto lunghi - chiude Epifani - Ma
sottolineo, soprattutto, che non si alzino i toni».