21/12/2005 ore: 11:36
Professioni, cala la scure Ue
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di Ignazio Marino e Gabriele Ventura Professioni, cala la scure Ue Italia deferita alla Corte giustizia per le esclusive Consulenti del lavoro Ultimo atto per le riserve dei consulenti in materia di elaborazione e stampa dei cedolini paga. Già nel luglio del 2004 l'Ue aveva richiamato l'Italia affinché procedesse a eliminare le restrizioni, ritenute ´ingiustificate in quanto i servizi in questione hanno carattere meramente esecutivo'. Per Bruxelles appare incomprensibile che, ai fini della prestazione di servizi a imprese con meno di 250 addetti, i centri di elaborazione dati per la compilazione e la stampa dei cedolini paga debbano essere costituiti e composti esclusivamente da consulenti del lavoro. Di conseguenza, secondo la Commissione, viene esclusa la possibilità ai cittadini comunitari, e in particolar modo ai professionisti, che nel loro paese rispondono ad altri criteri, di svolgere tali attività. Inoltre, l'obbligo di un certificato di residenza per iscriversi in un registro italiano di consulenti impone il dovere di stabilirsi in Italia o di disporre di un indirizzo. E ciò viola il principio di libera prestazione dei servizi. Con il conseguente effetto di dissuadere o impedire a qualunque professionista, che esercita regolarmente in un altro paese membro, di proporre i suoi servizi in materia di elaborazione e stampa dei cedolini paga. Ci saranno altri due mesi di tempo. Poi basta. Si andrà davanti la Corte di Giustizia anche per la questione delle tariffe minime e massime delle due professioni. Come già anticipato da ItaliaOggi del 25 ottobre, infatti, la commissione ha ritenuto insufficienti le motivazioni del ministero delle politiche comunitarie in risposta alla lettera di messa in mora (primo atto della procedura di infrazione) inviata a inizio luglio dal commissario al mercato interno Charlie Mc Creevy per contestare l'incompatibilità del sistema italiano con le regole della libera concorrenza imposte dai trattati Ue sulla libera prestazione dei servizi. La regolamentazione italiana vieta alle imprese di avere delle partecipazioni nelle società di gestione di farmacie comunali nel quadro dell'attuale processo di privatizzazione delle farmacie comunali in Italia. Allo stesso modo, è proibito alle persone fisiche che non hanno una laurea, o a coloro che non sono farmacisti, di possedere delle attività al dettaglio private. |