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Prime firme Cgil: migliaia in poche ore
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1 agosto 2002
Prime firme Cgil: migliaia in poche ore
A Milano arriva presto anche Enzo Jannacci: «Vivi per far vivere i diritti»
Livio Muratore
MILANO «Cosa dobbiamo firmare?
Sì, perchè quando si tratta della Cgil
noi sottoscriviamo tutto». Filippo e
Giovanni, impiegati nel commercio
sui trentacinque anni di Cardeto in
Calabria, non guardano certo alla
forma, ma vanno subito al sodo.
«Prima gli operai erano in ginocchio,
- dice Filippo, prima di congedarsi
- poi è arrivato l’art. 18 e si
sono alzati in piedi».
Al banchetto, allestito dalla Cgil
in Piazza S. Babila per raccogliere le
firme contro l’abrogazione dell’art.
18 e per estendere i diritti, in un’ora
e mezza passano più di quattrocento
persone. È un flusso continuo senza
interruzione. In certi momenti,
addirittura, non si può che stare in
fila e aspettare il proprio turno
(manco ad essere alla cassa di un
supermercato). Vi sono cittadini di
tutte le età e dalle più svariate esperienze
di lavoro. Moltissimi i giovani
precari, atipici e flessibili di ogni
sorta. A smentire quanti paventano
lo scontro generazionale tra chi i diritti
se li è conquistati e chi rischia
invece di esserne privo per il resto
della propria vita lavorativa. Ci sono
la lavoratrice da dieci anni Cococo,
collaborazione coordinata continuativa,
il giovane con un’esperienza al
call center e la ragazza “in nero”
lasciata a casa da un giorno all’altro.
E come tutte le kermesse che si
rispettano, non mancano neanche i
vip. In questo caso Enzo Iannacci,
con una laurea in medicina ma
cantautore di professione, che riassume
così il suo appoggio all’art 18: «Vivi
per far vivere i diritti».
Così è partita ieri la campagna
«Due sì, due no» della Cgil. I «due
no» sono quelli per promuovere i
referendum per l’abrogazione delle
leggi 848 e 848 bis sulla precarizzazione
del lavoro e per ripristinare
l’art. 18. I «due no» invece servono a
promuovere leggi popolari sull’estensione
dei diritti per chi ne è
privo e sulla riforma degli ammortizzatori
sociali. Per quel che riguarda
il capoluogo lombardo i punti di
raccolta delle firme sono in tutto
quattro (che in agosto si ridurranno
a due). Ieri mattina all’inaugiurazio
ne del banchetto di S. Babila era
presente anche il segretario della Camera
del lavoro di Milano Antonio
Panzeri. «Il nostro obiettivo - avverte
Panzeri - è quello di raccogliere
400mila firme solo a Milano entro
lo sciopero generale di ottobre». E
da come stanno andando le cose c’è
da essere ottimisti.
«Il primo firmatario - racconta
Panzeri - è stato un signore di 85
anni che mi ha visto promuovere
l’iniziativa in televisione». Aggiunge:
«A due ore dall’apertura dei quattro
banchetti di Milano abbiamo già
raccolto più di duemila firme».
Firmano anche i giovanissimi.
«I diritti sono alla base della società
civile, attaccarli vuol dire attaccare
la dignità delle persone» è il commento
spontaneo di Laura, ragazza
non ancora diciottenne con un futuro
in Giurispudenza. Gli risponde
felice Panzeri: «Sembri già un avvocato
dei lavoratori».
Non tutti si fermano. L’uomo
d’affari in giacca e cravatta con sotto
il braccio uno dei tanti quotidiani
gratuiti che invadono la metropolitana
passa veloce. Il suo commento
è perentorio: «È giusto abolire l’art.
18, perchè più libertà nel mercato
del lavoro vuol dire più occupazione;
e poi così non si continuano a
premiare gli scorretti e chi lavora
male». Poi però arriva Sergio, sulla
sessantina ed extecnico dell’Enel,
che a distanza risponde: «Ho lottato
una vita intera per lasciare ai miei
figli un sistema sociale che si rispetti
e ora me lo distruggono come farebbe
un regime fascista».