14/6/2005 ore: 12:27
Più poteri alla Covip per il Tfr
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o Nessuna variazione in vista sull'aliquota unica e per le compensazioni MARCO ROGARI Dovrebbe essere confermata l'aliquota unica del 15% sulle prestazioni, già inserita nella bozza originaria del decreto. La tassazione sui rendimenti non cambierà: resterà cioè dell' 11 per cento. Ma ci saranno alcune variazioni sul meccanismo da far scattare per il calcolo. Quanto alla Covip, il decreto si muove nella logica di una vigilanza a tutto campo, comprese quindi le polizze individuali. Proprio in quest'ottica potrebbe scattare un potezionamento della Commissione di vigilanza anche sul versante del personale: i dipendenti assunti con contratti a tempo determinato potranno essere inquadrati in ruolo attraverso appositi concorsi interni. Un'eventualità, quest'ultima, non contemplata dalla prima bozza. La scelta del ministro Maroni, insomma, appare chiara: prevedere un ruolo molto forte per la Covip, confidando nell'approvazione degli emendamenti alla riforma sul risparmio presentati in Parlamento. Ma appare chiaro che se questo disco verde non dovesse arrivare, il decreto attuativo del Welfare entrerebbe automaticamente in contrasto con l'attuale versione del provvedimento. E questo non è il solo punto ancora da chiarire Nessuna variazione, al momento, è prevista per il capitolo della compensazioni da garantire alle imprese. L'ultima versione del testo introduce la deducibilità dal reddito di impresa di un importo pari al 4% dell'ammontare del Tfr destinato annualmente a forme complementari, che sale al 6% per le aziende con meno di 50 addetti. È poi previsto l'esonero dal pagamento del contributo al fondo di garanzia Inps. Ma resta tutto da risolvere il problema delle agevolazioni per l'accesso al credito. Soprattutto sulla questione dell'automatismo un'intesa tra il ministro Maroni e le banche appare lontana. In ogni caso non spetterà al decreto disciplinare questo meccanismo. L'altro grande nodo da sciogliere è quello della destinazione del Tfr in caso di mancata scelta del lavoratore nei sei mesi a sua disposizione prima del " silenzio assenso". Resta da vedere se i correttivi adottati dal Welfare ( si veda « Il Sole 24 Ore » dell' 11 giugno) soddisferanno i sindacati. E resta anche da capire se le parti sociali gradiranno il provvedimento nel complesso, che nasce dall'impianto della bozza originaria preparata da Brambilla. Cgil Cisl, Uil e Ugl insistono sulla necessità che venga recepito il più ampiamente possibile l'avviso comune su cui le parti sociali hanno raggiunto un'intesa nei mesi scorsi. Il varo del decreto, insomma, rappresenta una sorta di " momento della verità". Solo a quel punto, come ha detto anche Maroni, il confronto tra Governo e parti sociali entrerà davvero nel vivo.
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