10/2/2002 ore: 12:26
Piano Maroni: meno licenziabilità e più indennità di disoccupazione
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| DOMENICA, 10 FEBBRAIO 2002 |
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| Pagina 4 - Economia |
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| IL CONGRESSO DELLA CGIL |
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| Ecco le proposte che il ministro metter? sul tavolo per convincere Cisl e Uil ad accettare la delega sul lavoro |
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| Piano Maroni: meno licenziabilit? e pi? indennit? di disoccupazione |
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| Tramonta l?ipotesi di rendere facoltativa o di eliminare la decontribuzione |
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| DAL NOSTRO INVIATO |
| RIMINI - Adesso l?obiettivo del governo ? quello di allargare e trarre i maggiori frutti possibile dalla spaccatura che si ? prodotta, sull?opportunit? dello sciopero sociale, tra Cgil e Cisl-Uil. Che il tentativo fosse questo lo si era gi? capito immediatamente dopo la firma dell?intesa sulle risorse per il rinnovo dei contratti pubblici. Non ? sfuggito a nessuno il coro di ministri e sottosegretari che sottolineavano il ?clima migliore? e dunque la possibilit?, ora, di andare a una mediazione anche su altri temi, primo tra tutti quello delle modifiche all?articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sulle quali governo e Confindustria - nonostante le resistenze sindacali - non vogliono mollare. Il problema per Fini e Maroni - che ormai danno la Cgil come persa al confronto - ? quello di predisporre una proposta ?non indecente? per Cisl e Uil, ?ritarando? gli elementi che compongono la delega. Il primo tassello della proposta dovrebbe essere quella di ridurre da tre a uno i casi ai quali si applica la deroga all?articolo 18, salvando soltanto quello che prevede la sospensione dello Statuto dei lavoratori per le aziende che trasformano i contratti da tempo determinato in tempo indeterminato (il caso - detto per inciso - che sta pi? a cuore al presidente della Confindustria, Antonio D?Amato). Nello stesso tempo, il governo accetterebbe che, nel caso di ricorso all?arbitrato nei contenziosi tra lavoratori e aziende, il magistrato esprima un giudizio che non si limiti alla sua discrezionalit?, ma faccia riferimento alle leggi e ai contratti, come chiedono i sindacati. Mentre negli ambienti del ministero del Welfare si definisce ?priva di fondamento? l?ipotesi di uno stralcio dalla delega delle norme che riguardano l?articolo 18 e una loro riproposizione in un disegno di legge con le misure per il Mezzogiorno, tra gli altri elementi che potrebbero ?convincere? Cisl e Uil a deporre le armi prende corpo la proposta di dare pi? consistenza all?indennit? di disoccupazione, avvicinandola al modello europeo ed eventualmente prevedendo un tetto e una durata pi? elevati per coloro che restano senza lavoro dopo il licenziamento ingiustificato. Recentemente il leader dell?Ulivo, Francesco Rutelli, ha proposto il riconoscimento ai giovani ?flessibili? che perdono il lavoro del 50 per cento dell?ultimo stipendio per un anno. Il governo smentisce che una proposta articolata e complessiva sia stata gi? messa a punto, ma da tempo contatti e incontri informali si susseguono senza tregua. ? nell?ambito di questi pour parler che la Confindustria ha bocciato l?ipotesi di una sospensione della decontribuzione di 3-5 punti sui nuovi assunti: l?idea del sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, rilanciata ieri da alcuni quotidiani, era sostanzialmente quella di dare la facolt? al lavoratore e al datore di lavoro di versare quattro punti di contributi nei fondi pensione, destinandone un quinto in busta paga. Che cosa accadr? ora? Appuntamenti in calendario non ce ne sono. Entro febbraio, tuttavia, Maroni convocher? un tavolo per il recepimento della direttiva Ue sulla societ? europea, invitando le parti al raggiungimento di un avviso comune. Nell?ambito di questa confronto potrebbe essere messo a punto un nuovo tassello di estremo gradimento per la Cisl, quello della partecipazione dei lavoratori alla gestione d?impresa. (r.d.g.) |