13/12/2002 ore: 11:07
Pezzotta: «Sulle manifestazioni dichiarazioni fuori dal mondo»
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13 dicembre 2002
Dura reazione dei sindacati alle parole del
presidente del Consiglio
Pezzotta: «Sulle manifestazioni
dichiarazioni fuori dal mondo»
ROMA. «Parole sbagliate e fuori dal mondo».
Savino Pezzotta, segretario generale della
Cisl, quasi stenta a credere alle parole del premier.
I giudizi, poi rivisti e chiariti ieri da Silvio
Berlusconi, sulle proteste dei lavoratori bollati
come «incivili» e fatte contro i cittadini
«che pagano la cassa integrazione»,
suscitano le critiche del sindacato.
Critiche sia sul piano dei diritti costituzionalmente
garantiti sia sul meccanismo di finanziamento
della cassa integrazione che, come è noto, è
alimentata non dalle risorse pubbliche ma da
soldi accantonati dalle imprese e dai lavoratori.
Le critiche sono piovute anche dall’opposizione
mentre contro l’ipotesi di uno smembramento
della Fiat si è espresso anche Massimo D’Alema:
«Troveremmo negativa e preoccupante la
disgregazione del gruppo Fiat, la vendita a pezzi,
con una sostanziale liquidazione del maggior
gruppo industriale italiano». Intanto oggi
mentre si svolgerà il consiglio d’amministrazione
della Fiat sul cambio ai vertici, in Piemonte
manifesteranno i lavoratori dell’industria sulla
crisi del Lingotto.
«Il diritto allo sciopero - ha precisato Pezzotta - è un
diritto garantito dalla Costituzione. A meno che non
si voglia dire che la Costituzione italiana è incivile.
Dunque, se sono vere le parole attribuitegli,
non solo Berlusconi ha sbagliato, ma ha detto una cosa
del tutto fuori dalle regole e dalle norme».
L’argomento della Cgil per rispondere al premier è
quello della coesione, osteggiata più che favorita, dal
Governo. «Il presidente del Consiglio dovrebbe
dare sicurezza e favorire la coesione, non operare per
dividere». Il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani,
invita dunque a non mettere i cittadini contro lavoratori
che rischiano il posto di lavoro. «Innanzitutto
— ha detto Epifani — varrebbe la pena che il presidente
del Consiglio si informasse su chi finanzia la cassa
integrazione. Vedo, poi, a differenza del premier,
un altro Paese in cui la grande maggioranza
dei cittadini segue con giusta preoccupazione l’evolversi
della crisi del più grande gruppo industriale italiano e
vive con partecipazione e solidarietà il dramma dei
lavoratori della Fiat e delle attività dell’indotto».
Le manifestazioni dei lavoratori Fiat hanno «motivi legittimi»
perché i lavoratori rischiano «di perdere salari e posti di
lavoro», dice il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti
che precisa «la cassa integrazione viene pagata da imprese e
lavoratori con un fondo a parte.
Capisco i disagi dei cittadini ma ci sono lavoratori che
rischiano di perdere salario e posto di lavoro e, quindi, le
loro stesse prospettive di vita.
Le manifestazioni, quindi, sono assolutamente comprensibili».
Il numero uno della Uil non si esprime sul management
uscente della Fiat: «Non so cosa accadrà, ci interessa
solo che chiunque dirigerà la Fiat ci proponga un piano
industriale diverso».
Ieri intanto c’è stata un’affollata assemblea in un cinema
dei lavoratori di Termini Imerese in cui il segretario Fiom Sicilia,
Claudio Sabattini ha proposto uno sciopero generale
nell’isola. Ma in serata il consiglio di fabbrica ha deciso una
serie di iniziative: irruzione nella sede dell’intendenza di Finanza
per tentare di bloccare l’estrazione del lotto sulla ruota
di Palermo, interruzione delle attività portuali, tendopoli davanti
allo stabilimento Fiat di Termini Imerese per intensificare
il presidio. Il consiglio di fabbrica ha deciso unitariamente
di proseguire nelle azioni di protesta e l’organismo degli
operai di Termini ha dato parere favorevole alla proposta di
sciopero generale in Sicilia e ha bocciato l’accordo tra Fiat e
Governo perché «non è più operativo considerato che chi l’ha
redatto non c’è più». Intanto la Cisl della Sicilia fa sapere che
la direzione deve essere quella di «coniugare mobilitazione e
confronto costruttivo».
Ieri c’è stata anche una manifestazione a Milano e, al termine,
del corteo, i segretari generali Cgil, Cisl e Uil e le Rsu
dell’Alfa Romeo di Arese sono stati ricevuti dal Prefetto
di Milano, Bruno Ferrante. Secondo le stime di Cgil, Cisl e Uil,
che hanno voluto e organizzato lo sciopero dei settori industriali
in crisi e la manifestazione, sarebbero circa 20mila i posti di
lavoro a rischio nella provincia di Milano.