16/10/2002 ore: 11:23
Per i Comitati anti-sommerso una dote di 2,6 milioni nel 2003
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16 ottobre 2002
EMERSIONE
Primo sì con modifiche alla conversione del Dl sul lavoro in nero
Per i Comitati anti-sommerso una dote di 2,6 milioni nel 2003
ROMA. Primo sì con modifiche alla legge di conversione
del decreto legge 210/2002 con la proroga del sommerso,
il rinnovo dei bonus per le imprese edili e la conferma,
per un altro anno, della validità del «tempo supplementare»
in caso di part time. Ieri, dopo l’approvazione di alcuni
emendamenti, la commissione Lavoro del Senato ha infatti
licenziato il testo del provvedimento, già calendarizzato
in aula per questa settimana.
Per l’attività e il funzionamento dei Cles (i Comitati
per il lavoro e l’emersione dal sommerso istituiti dal decreto
legge 210/2002) viene autorizzata la spesa massima
di 500mila euro per il 2002 e di 2,6 milioni di euro a decorrere
dal 2003. Questa è sicuramente la novità più rilevante
tra quelle approvate ieri in commissione, alla quale si aggiungono
altre tre modifiche di spicco: riguardano il trattamento
economico dei lavoratori emersi, il ruolo di Anci
(l’Associazione dei comuni) e Regioni nella composizione
dei Cles e il rapporto tra questi nuovi organismi e le
preesistenti commissioni provinciali.
In assenza di contratti collettivi nazionali di lavoro propri
del settore economico interessato, le proposte di adeguamento
progressivo al trattamento economico «devono far riferimento
agli obblighi previsti nei contratti collettivi nazionali di settori
omogenei».
Questa la nuova garanzia introdotta a favore dei lavoratori
emersi, alla quale va aggiunta un’ulteriore "clausola di salvaguardia"
contestata dall’opposizione. «In caso di mancata sottoscrizione
entro il 15 febbraio 2003 degli accordi sindacali collettivi di
riallineamento a livello provinciale, nazionale o regionale
— continua infatti l’emendamento approvato in commissione
— le proposte per il progressivo adeguamento formulate dagli
imprenditori sono valutate dai Cles».
Comitati che — come temuto dal ministero dell’Economia
e come certificato nel parere della commissione Bilancio
del Senato fatto proprio ieri dalla commissione Lavoro —
avranno dei costi di funzionamento (valutati in 2,6 milioni di euro
per il 2003) e dovranno inoltre operare in accordo con le commissioni
provinciali istituite ai sensi dell’articolo 78, comma 4 della legge 448/98.
«Queste commissioni — si legge in un altro emendamento
approvato ieri —sono integrate da un membro designato da ciascuna organizzazione sindacale dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro
che ha sottoscritto l’avviso comune» di fine luglio (esclusa, dunque,
la Cgil) «qualora la stessa non sia già rappresentata nelle commissioni
medesime». Infine, saranno rispettivamente la Regione e l’Anci a
individuare, nell’ambito del territorio provinciale, l’Asl e il Comune
competente alla designazione dei propri rappresentanti nei Cles.
Ma la novità più rilevante al provvedimento che proroga al 15 maggio
2003 il termine per la presentazione della dichiarazione progressiva
potrebbe essere approvata dall’aula di Palazzo Madama:
tra maggioranza e opposizione c’è infatti un tacito accordo per
l’approvazione di un emendamento che consentirà ai datori di lavoro che
hanno presentato il piano di emersione progressiva di richiedere
—in caso di mancata approvazione — la procedura automatica anche oltre
il termine del 30 novembre.
«Gli emendamenti approvati — ribadisce il relatore del provvedimento, Carmelo Morra — tendono a chiarire alcune parti poco chiare». Ed
è proprio Morra a segnalare che all’aula spetterà adesso il compito di approvare «l’emendamento già presentato dalla minoranza e non
licenziato in commissione che consentirà ai datori di lavoro, in caso di mancata approvazione del piano di emersione progressiva, di richiedere
quella automatica anche oltre il termine naturale della scadenza».
Per Morra non si tratterà comunque di una proroga generalizzata,
«ma di un’ulteriore possibilità concessa a chi vuole fare
emergere davvero il lavoro irregolare».
MARCO PERUZZI