17/7/2006 ore: 11:51
Pensioni, pronte le prime stime
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luned? 17 luglio 2006 Pagina 7 Ma ancora prima di avere conferma di queste cifre, ? proprio il nodo dei coefficienti, che secondo la riforma del 1995 dovrebbero essere rivisti ogni dieci anni, lo scoglio pi? grande per i sindacati nella discussione sulle pensioni che riprender? a settembre. Su altri temi la disponibilit? c’?, se si tratter? cio? di discutere senza pregiudiziali la flessibilit? in uscita per l’et? pensionabile (e da l? all’allungamento obbligatorio, la strada ? accidentata ma non del tutto impraticabile). O della trasformazione del famoso ?scalone? del 2008 in un percorso pi? graduale, spalmato su pi? anni ma anticipato. Ma i coefficienti no, quelli restano un argomento fuori discussione, per Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Anzi, ?sono un tema da sciopero? per il segretario aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta. Che fa un discorso pi? generale, per spiegare che ?il governo non pu? pi? far fede alla riforma Dini. Il motivo ? semplice: quando fu approvata, il mercato del lavoro non era ancora quello di oggi, le riforme Treu e Biagi non l’avevano ancora flessibilizzato. Le nuove generazioni pagano ora un sistema pensionistico, quello contributivo, gi? molto penalizzante, rispetto al retributivo pre-Dini. A questo si aggiunga che hanno una vita lavorativa molto pi? precaria e frazionata delle generazioni precedenti e percepiranno pensioni molto pi? basse. E adesso gliele tagliamo ancora, ricalcolando i coefficienti? Non esiste?. Indisponibile a discutere di coefficienti ? anche Antonio Foccillo, segretario confederale Uil, che ricorda che ?proprio in base al Dpef, la spesa previdenziale ? cresciuta dell’1,7% in venti anni. C’? scritto anche che l’esecutivo vuole intervenire sia sull’et? che sui coefficienti, ma per noi deve scegliere?. Ma prima di parlare di sciopero, Foccillo preferisce attendere la reazione del governo al documento unitario che sar? elaborato in settimana dai sindacati e che con ogni probabilit? formalizzer? la contrariet? alla revisione dei coefficienti. Anche Morena Piccinini, segretaria confederale della Cgil, lo ritiene un tema che da spazzare via dal tavolo: ?Con l’introduzione dello scalone abbiamo sostanzialmente superato la Dini. L’esecutivo adesso non pu? dire adottiamo i criteri di pensionamento della riforma Berlusconi e contemporaneamente continuiamo ad adottare anche gli obblighi derivanti dalla Dini?. In questi anni ?quella riforma ha prodotto 200mila miliardi di lire di risparmi, pi? del previsto. E oggi l’Inps ? in attivo. Lo sarebbe ancora di pi?, per dirne una, se il governo Berlusconi non l’avesse costretto ad assorbire l’istituto previdenziale dei dirigenti, in perdita di 500 milioni di euro?. Ma il problema non riguarda il futuro, quando i baby-boomer produrranno la famosa gobba nella curva della spesa pensionistica? ?Questo ? vero, ma attraverso un monitoraggio attento della tendenza della spesa, che ad oggi, ripeto, ? migliore del previsto, si pu? intervenire in tempo. Ora ? prematuro?. D’altra parte, nel sindacato di Corso d’Italia non la pensano tutti cos?. Alcuni, pi? in sintonia con il governo, non sembrano cos? ostili all’idea di affrontare il nodo dei coefficienti. |