5/7/2007 ore: 10:34
Pensioni, no dei sindacati
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Pagina 6 - Primo Piano Epifani: «ora il premier risponda sulla nostra proposta riguardante i 58 anni e il bonus» ROMA L’accordo sulle pensioni «è interamente possibile entro l’estate» dice il ministro dell’eEonomia Tommaso Padoa-Schioppa; però «non c’è nessuna bozza damiano, lavoriamo insieme». Anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano crede a un accordo entro l’estate, per l’assai differente motivo che sulla sua ipotesi i sindacati stanno convergendo. Un’intesa nella maggioranza resta difficile da immaginare. In attesa di vederci più chiaro ieri cgil, cisl e uil hanno bloccato l’intesa sugli aumenti alle pensioni minime; se ne riparlerà venerdì. I pensionati a cui destinare gli aumenti saranno grosso modo quelli che ricevono meno di 600 euro al mese. Nella proposta del governo si contemplano quattro categorie: 1) ultrasettantenni con pensioni basse derivanti da contributi; 2) ultrasessantacinquenni con pensioni previdenziali che non dispongono di altri redditi, secondo criteri differenti tra dipendenti e autonomi; 3) pensionati contributivi con altri redditi non oltre un certo limite; 4) pensionati sociali senza altri redditi. Il decreto-legge è già in Parlamento ma è privo dei dettagli. La torta da ripartire è di 0,9 miliardi di euro per l’una tantum del prossimo autunno e 1,5 per gli aumenti mensili a regime degli anni successivi. Più si allarga la platea dei beneficiari, meno toccherà a testa. Si era partiti da 2,6 milioni di pensionati, che in autunno avrebbero ricevuto quasi 350 euro a testa; ora l’ipotesi più estesa è 3,8 milioni, con una media a testa che scenderebbe verso i 235. Cgil, Cisl e Uil smentiscono di voler tenere fuori commercianti e artigiani; fonti governative confermano che è quello uno dei problemi. Esista ancora o no, l’ipotesi Damiano non è in grado di unire la maggioranza di centro-sinistra. In polemica con l’intervista a la Stampa del segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano, i giovani del futuro partito democratico scrivono che «non adeguare l’età di pensionamento dei lavoratori che hanno 57 anni e non svolgono lavori usuranti è ingiusto» perché porta a «far gravare sulla nostra generazione un debito crescente». Ad esempio «un pubblico dipendente che va in pensione a 58 anni dopo 35 anni di anzianità avrà coperto con i contributi versati durante gli anni di lavoro poco più di 14 anni di pensione» mentre la sua aspettativa di vita è di 25-30 anni. Dall’opposizione il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa vede «una tela di Penelope» continuamente ritessuta e disfatta; l’ex ministro Roberto Maroni, autore della legge a effetto ritardato che dal 2008 porterà l’età minima di pensione a 60 anni, vede «il governo in un vicolo cieco». Quella legge, secondo i dati ricordati dall’esperto di previdenza Giuliano Cazzola, in concreto comporta uno slittamento della pensione di 4 anni per 25.000 lavoratori dipendenti giunti al trentacinquestimo anno di contribuzione, di tre anni per altri 12.500, di due anni per 25.000, di un anno per 24.000. |