 |
I sottosegretari Baldassarri e Vegas studiano correttivi a saldi invariati per evitare lo «scalino» nel 2008 Pensioni, ipotesi gradualità anticipata L’innalzamento dell’età potrebbe cominciare dal 2006 o dal 2004 - An e centristi favorevoli
|
 |
 |
ROMA - Nelle stesse ore in cui il ministro dell’Economia Tremonti spiegava a Lussemburgo la riforma delle pensioni varata lo scorso venerdì, a Roma alcuni esponenti del Governo dicevano che è possibile modificarla. In particolare su un punto: lo scalino del 2008, anno in cui scatteranno le nuove misure che porteranno, a regime, un risparmio dell’1% del Pil (40 anni di contributi o 60 anni per le donne e 65 per gli uomini; oppure anzianità penalizzate). Lo ribattezza «scalone» il viceministro di Tremonti, Mario Baldassarri che ieri ha di nuovo lanciato la questione della gradualità, cioè di un’entrata in vigore anticipata della riforma rispetto al 2008 (l’ipotesi è datarla al 2006) ma spalmata negli anni. Un’apertura, condivisa dal sottosegretario all’Economia Vegas e dal ministro Buttiglione, ma assai indigesta per la Lega e per il ministro Maroni che con lo slogan «abbiamo salvato le pensioni, non si toccano fino al 2008» hanno gestito politicamente la loro "vittoria". Lo «scalone» delle pensioni di anzianità previsto nel 2008 dalla riforma previdenziale è un problema che va «affrontato con le parti e risolto in maniera più equa», ha detto il viceministro dell’Economia Baldassarri, molto vicino al vicepremier Fini, che propone, già dal 2004, l’entrata in vigore della riforma. «Non si può pensare — ha detto — che nella notte di Capodanno tra il 2007 e il 2008 avvenga questo improvviso salto. Buon senso avrebbe dovuto e dovrebbe indurre a predisporre un innalzamento dell’età di pensionamento più morbido ma partendo da subito, dal 2004». C’è però chi ha preferito rinviare tutto. «C’è stata —conclude Baldassarri — una non disponibilità dei sindacati e di alcune forze politiche, come la Lega». Insomma, resta intatta la tensione CarroccioAn anche sulle pensioni. Ma all’Economia, Baldassarri (che propone anche di eliminare i privilegi alle pensioni dei parlamentari) non è l’unico a rilanciare il tema di una maggiore flessibilità della riforma. «Il testo predisposto è emendabile, la cosa più ovvia è ragionare sulla gradualità. Se ci sono misure che consentono di conseguire lo stesso obiettivo, perché non pensarci?», si è chiesto il sottosegretario Giuseppe Vegas ribadendo, come del resto tutti nella maggioranza, che il vincolo finanziario messo alla riforma non si tocca. «Abbiamo sempre detto di essere disponibili a correggere la riforma delle pensioni purchè l’effetto finanziario sia lo stesso», ripete il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi. Se An si espone, l’Udc resta un passo indietro pur confermando la sintonia con il partito di Fini. I centristi seguono la linea del dialogo sociale e quindi della disponibilità alla trattativa ma ribadiscono che l’accordo fatto «non si tocca» e che eventualmente potrebbe essere modificato ma solo su una «linea di maggior rigore». Bene, quindi, aprire spazi di dialogo ma, come ieri ha sottoli neato il ministro Buttiglione, «stiamo agli accordi presi. La nostra responsabilità è di tenere la mano tesa al sindacato, se è interessato». Anche nell’Udc, come in An, si punta ad accelerare le nuove misure: «Bisognava ev itare lo scalino del 2008 —ha detto ieri Bruno Tabacci (Udc) — anticipando la riforma. Ma se Bossi si mette a fare il mestiere di Pezzotta, tutto diventa più difficile». L’opposizione intanto si prepara alle contro-proposte sulla previdenza ma anche sulla Finanziaria, sulla famiglia e sull’inflazione. «Ma non subito», spiega il coordinatore nazionale dei ds, Vannino Chiti, ora tocca al sindacato. «C’è una parte che spetta ai sindacati — ha spiegato Chiti — sosteniamo la lotta, ma vogliamo rispettare la loro autonomia. Dopodiché, saremo in campo con le nostre proposte».
LINA PALMERINI
|
 |
 |
 |
 |
|
|
|