24/3/2003 ore: 8:59
Pensioni, i sindacati premono su Maroni
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sabato 22 marzo 2003
Il documento unitario delle Confederazioni apre un serrato confronto con l’esecutivo. No al taglio dei contributi
Pensioni, i sindacati premono su Maroni
Via la proposta del governo, chiedono Cgil, Cisl e Uil. Il ministro promette un incontro
Felicia Masocco
ROMA La partita delle pensioni si riapre,
Cgil Cisl e Uil hanno una posizione
comune e si schiudono nuovi scenari.
A questo punto il governo che non
può più sottrarsi al confronto come ha
fatto finora, e avrà maggiori difficoltà
a sostenere la delega previdenziale nella
sua stesura attuale. I sindacati infatti
chiedono una radicale riscrittura soprattutto
per quanto riguarda la decontribuzione
per i nuovi assunti e l’obbligatorietà
del passaggio delle liquidazioni
(Tfr) ai fondi pensione. L’unità raggiunta
ha portato il primo di risultato
dell’apertura di un tavolo governativo,
per ora un annuncio del ministro del
Lavoro Roberto Maroni, si farà «non
appena avrò ricevuto il testo», ha detto,
probabilmente già della prossima
settimana. Un tavolo sarà coordinato
dal Welfare, «ma vi parteciperà anche
il ministero dell’Economia che è quello
che mette i soldi». «Ma - ha avvertito
- non va dimenticato che il governo
può prendere decisioni in assenza di
consenso condiviso da tutti».
Sul merito, il Welfare si è già convinto
a fare un passo avanti sulla parità
tra fondi pensione aperti e chiusi, parità
su cui Cgil, Cisl e Uil si sono dette
fermamente contrarie, «i fondi contrattuali
- ha detto Maroni - svolgono anche
una funzione sociale e questo va
considerato». Di qui la «disponibilità a
cambiare» fermo restando «l’obiettivo
di un decollo efficace della previdenza
complementare».
Commenti disincantati da Cgil, Cisl
e Uil all’annuncio di Maroni: «Forse
si è reso conto che la delega sulle pensioni
è incostituzionale», ha tagliato
corto Beniamino Lapadula, responsabile
per le politiche economiche della
Cgil. «Se l'intenzione di Maroni - afferma
Lapadula - è quella di riaprire un
confronto vero sulle pensioni, bene. Se
invece è solamente una mossa tattica
lo vedremo nei prossimi giorni». Batte
la Cgil - ma lo fa anche il leader ella
Cisl Savino Pezzotta - sui due punti
più spinosi, cioè la decontribuzione e
il Tfr. «Due punti che rendono la delega
incostituzionale» per Lapadula, in
quanto l’abbattimento dei contributi
previdenziali per i neo-dipendenti «viola
il principio della parità di diritti tra
cittadini. La Corte Costituzionale, poi,
si è più volte pronunciata sul Tfr, è
salario differito non può essere obbligatoriamente
messo nei fondi pensione».
Altri argomenti che si aggiungono
a quelli più «tecnici» della tenuta
del sistema previdenziale pubblico.
La decontribuzione «va eliminata»,
lo ripete il numero due della Uil
Adriano Musi, «Se alle affermazioni di
buon senso rilasciate dal ministro Maroni
- afferma Musi - seguirà un confronto
con analoga apertura mentale,
ne beneficerà un sistema previdenziale
fondato, innanzitutto, sul principio
della sostenibilità sociale». Con un dialogo
«chiaro» «si possono trovare le
soluzioni agli altri temi connessi: a partire
da quello del costo del lavoro». È
proprio sul costo del lavoro che si articola
una delle controproposte contenute
nel documento di Cgil, Cisl e Uil:
per ridurlo (al posto della decontribuzione)
si affaccia l’idea della fiscalizzazione
degli oneri sociali (già prevista
nel Patto di Natale del ‘98, e ci sono
ancora 3 miliardi di euro da fiscalizzare)
in modo particolare per i lavoratori
con basse qualifiche. Sul Tfr invece
si propone che siano i lavoratori a decidere,
e se dovessero optare per i fondi
contrattuali o di categoria, questa scelta
deve essere sostenuta con misure
fiscali. Per Pezzotta si riparte dal documento
(che sarà visionato dai segretari
generali) «per aggiustare la delega e
chiudere definitivamente la partita».