30/4/2003 ore: 9:02
Palermo. Lavoro nero, cinque aziende sotto tiro
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La Cgil denuncia 84 mila violazioni nella sola provincia di Palermo. Oltre il 60 per cento delle imprese controllate non è in regola Lavoro nero, 5 aziende sotto accusa "Buste paga con importi falsi, indagine per il reato di estorsione"
Carabinieri impegnati sulle ditte con più di 30 dipendenti. Pronti i mandati di cattura GIUSEPPE MARINARO
L´indagine dei carabinieri è partita dopo una denuncia della Filcams-Cgil che ha raccolto le segnalazioni di alcuni lavoratori delle agenzie Snai e Strike. «Abbiamo firmato un accordo nel 2000 per l´applicazione del contratto del terziario - dice il segretario della Filcams di Palermo, Monica Genovese - purtroppo le aziende non lo applicano». Secondo la sindacalista i dipendenti lavorano 10-12 ore al giorno con una retribuzione oraria di 2,45 euro e «senza diritti minimi, come ferie, malattia e maternità». In media un dipendente con contratto di collaborazione avrebbe guadagnato fra i 7.700 e i 9.300 euro in meno. «E chi si è rivolto a noi - ha aggiunto la sindacalista - è stato licenziato». Stessa sorte «riservata a 5 dipendenti della Comest», azienda che si occupa di metanizzazione, incalza Franco Tarantino della segreteria Cgil. Non è tutto. Su 380 aziende ispezionate nel corso del 2002 dal Nucleo carabinieri dell´Ispettorato del lavoro di Palermo, ben 101 utilizzano minorenni come forza lavoro. Spaccati di un fenomeno, quello del lavoro irregolare, dalle dimensioni sempre più pesanti, tali da suggerire al sindacato di attivare da oggi un numero verde (800115644) da utilizzare per denunciare anche in modo anonimo, illegalità e soprusi. È un fatto, del resto, che sono circa 84 mila, secondo i dati forniti dalla Camera del lavoro, i lavoratori «sommersi» nella provincia di Palermo, di cui 57 mila donne e 27 mila uomini. Nei primi tre mesi dell´anno, l´Inps ha controllato 416 imprese, 254 delle quali (61,05 per cento) sono risultate non in regola e fra queste 50 risultano totalmente sconosciute. Peggio fra gli autonomi. Su 461 lavoratori censiti, 324 sono risultati fuori legge (70,28 per cento) e ben 117 sconosciuti agli organi di controllo. L´istituto ha trovato fra le aziende controllate 565 lavoratori in nero con un evasione contributiva pari a 854 mila euro e un evasione totale di 2 milioni e 687 mila euro. È pari invece a un milione 380 mila euro quella riscontrata fra i lavoratori autonomi. Per il segretario della Camera del lavoro, Franco Cantafia, si tratta soprattutto di colpire la convenienza a ricorrere al sommerso. Eppure, accusa, «non si fa abbastanza: le misure di fuoriuscita dal lavoro nero si sono rivelate inefficaci se è vero che finora solo 7 imprese hanno deciso di avvalersi degli incentivi per la riemersione. Non esiste, insomma, un´azione repressiva adeguata. Come spiegare altrimenti che da tempo sono fermi cinque mandati di cattura nei confronti di chi ha persino venduto posti nelle graduatorie delle liste dei precari?». |