12/12/2005 ore: 11:31
Ora il popolo delle coop scopre il dubbio
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SOLIDARIETA' E FINANZA Ora il popolo delle coop scopre il dubbio Tutti quei cooperatori che hanno cominciato la loro carriera nelle fabbriche, nel partito, o nei sindacati e che hanno sempre messo l' etica davanti al profitto faticano a sopportare i sospetti. Nella scalata a Bnl hanno impegnato qualcosa come il 20% del patrimonio accumulato in 50 anni dai loro soci e sono a disagio nel sentirsi accomunare da personaggi come Fiorani e Gnutti. Le insinuazioni devono essere provate, ragionano, e comunque si tratta di faccende che rimangono nella sfera personale che non inficiano la correttezza dei movimenti della compagnia. E su quelle nessuno ha dubbi perché, dicono, ha vigilato il consiglio di amministrazione, il comitato etico, oltre alle Autorità di vigilanza. «Viviamo sull' onorabilità - spiega Claudio Levorato, presidente di Manutencoop - non sui soldi che non abbiamo si tratta semplicemente di riconfermare la fedeltà in certi valori, quelli che fino ad oggi ci hanno distinto da altri». Ma non è facile chiedere dichiarazioni di principio proprio adesso con Unipol che attende il via libera di Bankitalia. «Mai come ora - dice Bruno Cordazzo, presidente di Coopliguria - c' è bisogno di fiducia e di coesione nel management. Abbiamo impiegato i soldi dei soci perché crediamo nella bontà e nella correttezza dell' operazione Bnl». Ma al di là della compattezza nel sostegno all' opa, che è granitica, qualche imbarazzo per la eccessiva intraprendenza del numero uno di Unipol rimane. Alcuni episodi emersi dalle intercettazioni e dalle inchieste giudiziarie sono apparsi non opportuni. Per esempio il fatto che il presidente di Unipol usasse un prestito personale anche per acquistare titoli in Borsa. Ma in generale che fosse giunta l' ora di aprire una riflessione sulla governance era già chiaro all' interno della Legacoop. «Un uomo solo al comando - spiega Marco Bulgarelli, amministratore delegato di Coopfond - in un gruppo diventato così importante a livello nazionale non può più bastare». Roberta Scagliarini
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