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sabato 20 marzo 2004
Non toccate lo Statuto dei lavoratori I sindacati respingono l’attacco di Maroni e chiedono tutele per chi non le ha
Giampiero Rossi
MILANO Lo statuto dei lavoratori non va modificato; piuttosto bisogna aumentare le tutele perché oggi ne è privo. I sindacati mandano un segnale chiaro e forte al ministro del Welfare Roberto Maroni. «Dico con chiarezza che se fare lo statuto dei lavori vuol dire fare le tutele per coloro che non le hanno, va bene - spiega infatti il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta - ma se significa rimodulare un'altra volta lo statuto dei lavoratori, non siamo d'accordo. Bisogna dare tutele per chi non le ha, punto». Uno stop deciso, insomma, a qualsiasi progetto di mettere mano allo statuto dei lavoratori da parte di un governo che ha profuso energie, tempo e fantasia nel tentativo di smantellare il sistema di tutele del lavoro in Italia. E intanto la controriforma del mercato del lavoro, targata Maroni, continua a non convincere. A un anno dalla “traduzione” nella controriforma Maroni del programma del governo sul mercato del lavoro la Cgil conferma il suo giudizio critico. E lo fa attraverso le parole del segretario generale Guglielmo Epifani, alla luce dello scenario economico italiano. «In una fase di rallentamento dell'economia e di crisi produttiva, la legge ha determinato una flessibilità sempre più sinonimo di precarietà», sottolinea infatti Epifani a margine del convegno organizzato a Roma in ricordo del giuslavorista Marco Biagi assassinato due anni fa dalle Brigate Rosse. E il segretario generale della Cgil ricorda anche come l'Italia sia «l'unico Paese al mondo in cui non cresce l'economia ma cresce l'occupazione. Si tratta, quindi, di un'occupazione di bassa qualità». Un anno fa, anche sulle valutazioni delle riforme introdotte dalla legge 30, si accentuò la spaccatura tra i sindacati confederali. E anche ieri, in effetti, i leader delle altre due sigle sindacali mantengono posizioni differenziate rispetto alla Cgil, sebbene con accenti assai meno marcati rispetto alle divisioni di dodici mesi fa. Secondo il segretario della Cisl, Pezzotta, la legge 30 non ha ancora dispiegato i suoi effetti: «Alcune cose hanno avuto un effetto positivo - spiega - altre dovremo recuperarle attraverso la contrattazione». Ma le garanzie per il lavoratori sono aumentate o diminuite? Su questo il leader della Cisl è prudente: «Non sono in grado di affermarlo categoricamente - ammette - dipende dalle tipologie di lavoro, ma in alcuni casi come nei Co.co.co le garanzie cono aumentate». Anche secondo il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, la riforma «ha fatto emergere il lavoro sommerso, almeno in parte», ma è lui stesso, durante lo stesso convegno, a ricordare che «i buoni posti di lavoro sono creati dalle politiche economiche positive, non dalle regole sul mercato del lavoro, altrimenti sarebbe troppo bello. Abbiamo insistito sull'aumento dell'occupazione - ricorda poi Angeletti - ma ciò è stato determinato semplicemente dal fatto che una parte dell'occupazione sommersa è emersa». Insomma, secondo il leader della Uil manca ancora quella «buona politica economica», indispensabile «per creare sul serio più occupazione che sia anche migliore». Il ministro del Welfare Roberto Maroni, ovviamente, insiste nel difendere la “sua” riforma: «La legge Biagi, che è la realizzazione di una prima parte del “libro bianco” non è quel libro limaccioso che qualcuno disse - ripete - invece ha permesso di dare corpo a un aggiornamento del sistema del mercato del lavoro». E i dubbi sollevati da Guglielmo Epifani? Il ministro, secondo il suo stile, li liquida così: «È una preoccupazione che non ha fondamento».
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