1° OTTOBRE 2002
| ITALIA-ECONOMIA |
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Negozi, resistono i multimarca
 Il canale indipendente assorbe il 50% delle vendite contro il 19% delle catene e il 12,7% della Gdo
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MILANO. Li davano per scomparsi. Cancellati dall’avvento delle catene e dalla massiccia apertura dei monomarca delle griffe. Ma in Italia i negozi indipendenti sono vivi e vegeti: secondo AcNielsen Sita, questo canale rappresenta il 49,9% delle vendite al dettaglio (contro il 19% delle catene e il 12,7% della distribuzione organizzata). E, soprattutto nei multimarca del segmento lusso, viaggiano con incrementi del giro d’affari a doppia cifra, in assoluta controtendenza rispetto alla stabilità dei consumi generali di moda registrata nel primo semestre del 2002 (si veda «Il Sole-24 Ore» del 29 settembre). Grazie a consumatori sempre più sofisticati. «È in crisi solo il prodotto povero, commerciale — dice Michele Giglio, 7 negozi a Palermo con l’insegna Giglio e con vendite in aumento del 18% nel gennaio-giugno —: noi proponiamo esclusivamente prime linee degli stilisti con una spiccata segmentazione tra uomo, donna e giovani. Certo il dettagliante non deve stare con le mani in mano, ma rinnovarsi e fornire servizi d’alta gamma: i miei negozi sono dello standard di via Montenapoleone». Si concentra sull’esclusività del prodotto Roberto Trapani, 5 negozi a Torino con le insegne Vertice e Mondo (più un monomarca D&G): «Oggi la consumatrice non veste più un’unica "firma", ma pretende e mischia i must delle collezioni di maggiore tendenza, quelli più costosi e fotografati sui magazine. La moda basic, quella che non dà emozioni, resta sugli scaffali. Noi nel primo semestre abbiamo aumentato le vendite del 25% per la donna, ma l’uomo è in netta diminuzione: sembra che lo shopping non gli interessi più». Se in precedenza il mercato faceva razzia di qualsiasi capo, purché griffato, ora la rotta si è invertita. Dice Gianni Amati, cinque negozi a Roma con l’insegna Leam che «fortunatamente non dipendono dal turismo, con vendite in crescita del 23% nei primi otto mesi. Noi dettaglianti eravamo viziati, oggi siamo costretti a proporre unicità anche nel mix merceologico, con una moda di nicchia e con la ricerca di un lusso an- cora più esasperato: infatti stiamo segmentando ulteriormente i multimarca, perché la borsa basic di nylon, anche se griffata, ha una clientela completamente diversa dalla borsa da sfilata. È un prodotto commerciale che tira, ma non è esclusivo e non può essere offerto congiuntamente». Novità e assortimento sono le parole d’ordine per Giovina Moretti, mille metri quadrati in via della Spiga a Milano (che diventeranno presto 1.300 con l’inserimento del segmento bimbo) con l’insegna Gio Moretti, «il negozio multimarca più grande del quadrilatero della moda: ci siamo da trent’anni, ma non ci siamo mai fermati con ristrutturazioni, ampliamento del numero delle vetrine, servizi esclusivi. Infatti le vendite del primo semestre sono aumentate del 27% e anche settembre va a gonfie vele. Certo le foto sui giornali e le apparizioni in tv dei vestiti trainano moltissimo i consumi: sabato sera Lorella Cuccarini indossava un abito rosa e domenica, con i negozi aperti per la settimana della moda, sono entrate una decina di signore a richiederlo».
PAOLA BOTTELLI
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