8/2/2002 ore: 10:47

Moderni e flessibili, anzi sfruttati

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??Congresso Cgil




Moderni e flessibili, anzi sfruttati

di?
Oreste Pivetta


 Pilar Segovia racconta la storia di quelli meno garantiti di tutti, gli immigrati. Sale alla tribuna del congresso quando mancano cinque minuti alle quattro, si presenta: ?Sono peruviana e vengo da Genova, da quando ho cominciato a collaborare all'ufficio immigrati...?. Con la voce tremante di un esordio, parla emozionata della legge Bossi-Fini e dei suoi regali alle ragazze che assistono gli anziani e a Genova sono tante perch? Genova ? una citt? molto invecchiata, alle domestiche che non sono pericolose perch? ?sono solo serve?, del lavoro ?usa e getta?, delle tasse arretrate e della maternit?, che ? un diritto anche per loro. Poi annuncia un successo, anche suo: settecento di quelle donne si sono iscritte l'anno scorso alla Cgil. Sicuramente lavorano in nero o a met?: qualcosa regolare per garantirsi il permesso di soggiorno, il resto nell'ombra. Cos? nasce il lavoro grigio, flessibilissimo, ma non sta dalla parte della modernit?: ha il colore del vecchio sfruttamento.
?Vedi - mi dice una ragazza bionda che si chiama Flavia Villani e che viene da Firenze - i giovani arrivano al sindacato appena possono o appena hanno bisogno, bisogno di sapere magari quanto corre tra la loro paga e quello che dovrebbero guadagnare in base a un contratto. Il sindacato vorrebbe che arrivassero prima possibile: per questo abbiamo provato, a Firenze, ad avvicinarci anche nelle scuole?.
Il ?sindacato dei garantiti?, malgrado quanto si dica di lui e della sua aria da scialuppa di salvataggio per benestanti, continua a piacere e a servire: nessuno lo vede cos? ?arroccato a difesa dei privilegiati?, non ? un estraneo che si interessa solo dei pi? fortunati, una roba del passato in un mondo che cambia e che vorrebbe tutti flessibili, dinamici, in carriera, competitivi.
? anche una questione di parole, di uso distorto delle parole. ?Togliamo di mezzo espressioni di quel genere: garanzie, privilegi. Non scambiamo la difesa di un lavoro, di una professionalit?, della propria dignit? con un privilegio. Diciamo invece che la flessibilit?, ad esempio, non dovrebbe essere il risultato di una condizione senza diritti. Piuttosto affermiamo nella contrattazione i temi della formazione, della qualificazione professionale, della competenza e della conoscenza?.
Il sindacato non ? un corpo molle astrattamente politico. A Genova come a Firenze come in qualsiasi altra parte d'Italia questi problemi li misura ogni giorno: chi nega che ci debba essere flessibilit?, il problema ? che non la paghino proprio i pi? deboli. ?Non facciamo confusione: la flessibilit? ? di classe?. In che senso? Da anni ormai ci spiegano che i giovani amano muoversi, che amano il lavoro interinale, i contratti a termine, che vogliono provare un mese qui e due mesi da un'altra parte e poi magari andarsene in America. ?Questione di classe. Cio? dipende dalla classe di provenienza?. Come diceva Gianni Amelio, il regista: sono nato povero e pago un ritardo di dieci anni per questo, arrivo sempre dieci anni dopo. Cio? l'istruzione, la famiglia che ti difende, il benessere originale che ti mette al riparo da ogni assillo: un giovane cos? pu? amare la propria flessibilit? (e pu? contrattarla meglio). In stato di povert? personale o di poco lavoro, la flessibilit? ? solo un ripiego di fronte al nulla, una scelta da rassegnati, solo un'arma in mano a chi ti vuole sfruttare meglio. Per questo la formazione, la conoscenza, la cultura sono obiettivi: ?Livelli formativi pi? alti - spiega Flavia - per una pi? alta forza contrattuale. Non siamo per la flessibilit? imposta?. Formazione come un work in progress: questa ? una battaglia di anni del sindacato e sarebbe sulla strada dell'invocata innovazione, anche delle tre ?i? berlusconiane, inglese, internet, impresa.
La conoscenza, la cultura, l'informazione sono sempre state la prima via di progresso e sarebbero la prima tutela. Paola Bertolucci, dirigente sindacale in Sardegna e funzionaria della Regione, in ufficio ? un'ipergarantita. Si occupa di biblioteche, il contratto, il ruolo, l'autorit? sono dalla sua e capovolge, respingendola, la critica: ?? inutile - commenta - che ci parlino di un sindacato di garantiti, detentore di privilegi, mentre siamo davanti a un attacco frontale a tutti i diritti che abbiamo conquistato e con qualsiasi arma, per consolidare il potere di un'allenza politico-economica. Alle radici non c'? libert? senza conoscenza. Aveva ragione a ricordarlo Epifani l'altro giorno, introducendo un dibattito. Stanno espropriandoci del diritto all' informazione e alla conoscenza. Altro che sindacato alla difesa dei pochi della sua tradizione: c'? una politica che usa il cuneo per spezzare, rompere, cancellare?.

Andrea Montagni ricita Cofferati: non si danno diritti agli altri, togliendoli a quelli che li hanno, non si tratta di ridurre ma di estendere lo statuto dei lavoratori. Montagni cita anche Berlinguer di ?rivoluzione e conservazione?: si cambia, per difendere le cose buone che abbiamo costruito, mentre nel disegno degli avversari del sindacato ? rendere precario ci? che ancora non ? precario. Togliere piuttosto che aggiungere. Trasformano in una battaglia ideologica ci? che ? soltanto un conto di interessi.
Pina Morra fa la sindacalista nei reparti verniciatura della Fiat: ci fa un elenco di atipici, lavoratori in leasing, lavoratori a progetto, appaltati, interinali sempre pi? ricattabili, usa e getta senza la carta d'identit? dell'immigrato. Pi? quelli che il lavoro semplicemente non ce l'hanno... Ma la fabbrica postfordista non finisce a Torino e la flessibilit? si esercita nella dimensione globale: la Fiat pu? chiudere, trasferire, riaprire, acquisire il massimo vantaggio. Il sindacato della globalizzazione ha di fronte quest'altro mondo, dentro il quale le differenze si allargano, si smobilita il rapporto tra impresa e territorio, tra impresa e societ? civile e il lavoro diventa merce che si regola seconda i vantaggi del mercato e i lavoratori sono qualcosa che fluttua, senza neppure la salvaguardia di un legame di luogo: ci sono o non ci sono, secondo necessit? di chi deve guadagnare. Questo ? il paesaggio che dipinge la cronaca economica e che i lavoratori riassumono nelle loro esperienze: quella rottura tra garantiti e esclusi poteva richiamare un ritardo, ? diventata un'invenzione, uno di quei cunei che demoliscono. Gli ultimi scioperi della new economy e prima ancora i licenziamenti o le minacce hanno frenato l'onda felice delle sensazioni on line: una delle tre ?i? berlusconiane s'? rivelata meno ricca e appetibile, a distanza di pochi mesi o di pochi anni dalla sua apparizione. Il simbolo di quell'innovazione trionfale e di quelle fantasiose sfide imprenditoriali s'? ritrovato sulla solita strada di un lavoro in crisi.




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