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Milano. Lo sciopero delle casse svuota il carrello
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domenica 18 novembre 2007
Pagina - MILANO
SODDISFATTO IL SINDACATO
Iper, lo sciopero delle casse svuota il carrello
di STEFANIA CONSENTI
MILANO
MERCE RARA, si fa per dire, le commesse in Rinascente. Appena una per piano, escluse le «boxiste» che hanno contratti diversi e non hanno scioperato. Per non parlare poi della libreria Feltrinelli di piazza Duomo e dell’Esselunga di viale Certosa: qui, soprattutto fra i giovani commessi, cassieri e macellai, la percentuale di astensione dal lavoro ha toccato punte dell’80 per cento.
IERI, PER I SINDACATO, lo sciopero del commercio è pienamente riuscito, con il 50 per cento di adesione su base regionale e punte dell’80 in alcune realtà lombarde, anche se la grande distribuzione minimizza e c’è la solita guerra di cifre. Soprattutto su Milano, si temeva il peggio. «Invece - racconta Dora Maffezzoli, segretaria milanese della Filcams-Cgil - la sorpresa è stata grande. Perfino in una realtà come l’Ikea di Corsico abbiamo toccato punte di adesione dell’80%, soprattutto fra i giovani assunti che pure sono precari». Molti di loro, addirittura, prima hanno scioperato e poi, zaino in spalla, sono partiti alla volta di Genova per la manifestazione in memoria degli eventi del G8. «I giovani alle prese con il primo contratto di lavoro e con il primo sciopero sono stati la vera grande sorpresa», aggiunge Renato Losio, segretario generale dalla FilcamsCgil che ieri ha partecipato con i dipendenti al presidio davanti all’iper di Carugate. Anche i clienti hanno compreso le motivazioni dello sciopero - il contratto è scaduto, la richiesta economica è di 78 euro mensili - e, alcuni, hanno rinviato perfino la spesa. Sciopero del carrello ma con disagi limitati in alcuni supermercati della catena Pam, in periferia.
MA TANT’È: ORA la speranza è che si riapra la trattativa per il rinnovo del contratto, trattativa bruscamente interrotta dalla Confcommercio che ha ritenute eccessive le richieste della controparte. Le richieste di soldi ma anche di diritti. «Ma è eccessivo - si chiede il sindacato - richiedere più diritti per i lavoratori che hanno contratti a termine e per gli apprendisti, con l’obiettivo di ridurre la precarietà nel lavoro e nel reddito permettendogli così di costruire un futuro con qualche certezza in più?».
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