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Mestre. Musei, accordo rifiutato
Mestre. Musei, accordo rifiutato
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Venezia, mercoledì 23 aprile 2003, Pasqua di Resurrezione
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 Il museo Correr I lavoratori delle coop hanno rifiutato l'accordo con il Comune
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Musei, accordo rifiutato Il 60% degli addetti delle coop dice no all'aumento
MESTRE. Lavoratori museali, il 60 per cento degli addetti delle cooperative ha respinto l'accordo che avrebbe portato a 38 euro (lordi) in più al mese in busta paga. L'intesa sottoscritta all'inizio del mese da Cgil, Cisl e Uil e dalle sei cooperative a cui sono affidati i servizi di guardiania presso i Musei veneziani (Mimosa, Sinthesys, Verona 83, Codess Cultura, Pierreci, Cooperativa servizi socio-culturali) è stato respinto dai 150 lavoratori che hanno partecipato in massa a due assemblee sindacali. Oltre all'aumento di stipendio, l'accordo prevedeva, tra l'altro, la creazione di un organismo paritetico aziende-sindacati per l'organizzazione del lavoro e il pagamento di 30 centesimi alle squadre di emergenza museali, ma solo per le ore effettivamente prestate dagli addetti. Il 30 dicembre 2002 i lavoratori degli appalti museali aveva scioperato per chiedere l'applicazione del contratto Multiservizi, poi le polemiche su tagli di organici e monte ore di lavoro, spostamenti interni. Malcontento che ora ha portato al No all'ipotesi di accordo. A pesare per molti sono anche i timori in vista del rinnovo d'appalto di luglio che per alcuni lavoratori fa presagire possibili tagli al personale. Questioni che i sindacati chiedono di verificare con il nuovo assessore alla Cultura e la direzione dei Musei civici. «I lavoratori hanno detto no ad un accordo che più che risolvere concretamente sofferenze e fatiche quotidiane monetizzava con un minimo esborso continue inadempienze e incapacità gestionali - ha dichiarato Enrico Pellegrini, componente della Rsa dei Musei civici veneziani per la Filcams Cgil regionale - tra i motivi del No cè anche l'umiliante condizione di restare ancorati a quella tanto mitizzata figura di soci lavoratori. Sulla carta interamente gestori della propria condizione lavorativa, di fatto invece subiscono quotidianamente le conseguenze di funeste decisioni prese in altri ambiti».
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