29/10/2002 ore: 9:16
Mercato del lavoro, la delega diventa una truffa
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29 ottobre 2002
Mercato del lavoro, la delega diventa una truffa
Giovanni Laccabò
MILANO Il governo usa la Finanziaria per scardinare
il sistema del mercato del lavoro, compreso
il contratto nazionale - obiettivo ribadito dal
ministro del welfare Roberto Maroni - ma anche
per sfondare una serie corposa di diritti e
tutele in ambiti importanti come il sistema cooperativo:
lo hanno scoperto, sempre ieri, i deputati
dell’Ulivo che senza preavviso si sono trovati
un testo zeppo di minideleghe che stravolgono
la normativa. Secondo Maroni le deleghe
saranno cotte entro Natale e già entro marzo i
provvedimenti «sono praticamente pronti, perchè
Marco Biagi li aveva già scritti e vanno solo
aggioranti». Maroni parla di «maggiori opportunità
senza toccare i diritti», motivo per cui il
centrosinistra dovrebbe astenersi dal porre la
questione di costituzionalità. Prendendo poi a
pretesto le dichiarazioni del Fondo monetario
internazionale, secondo cui il contratto nazionale
in Italia provoca la disoccupazione al Sud,
il ministro sostiene che «il tabù secondo cui il
contratto collettivo nazionale è l'unica fonte di
regolamentazione per i lavoratori, sia dal punto
di vista normativo che salariale, è caduto». Ma
oltre all’Fmi, che interviene su una materia che
non gli compete, Maroni può contare solo sulla
Confindustria, ma non sui sindacati, nemmeno
sulla Cisl che pure insiste per rivedere il modello.
Per Savino Pezzotta «è una illusione pensare
che non possa e non debba esistere un livello
nazionale della contrattazione: deve esistere e
deve avere caratteristiche un pò diverse da quelle
attuali, cioè non assorbire tutto ed essere
livello di garanzia della tutela e dell'equità. Poi
bisogna sviluppare la contrattazione decentrata,
legandola a incrementi di produttività».
Tempestiva la replica a Maroni della Cgil, con
la segretaria confederale Carla Cantone: «La
contrattazione collettiva è e deve rimanere il
pilastro di equità e solidarietà tra nord, centro e
sud». Quella decentrata va riqualificata ed estesa
ma non può sostituirsi al contratto nazionale.
Dura anche la risposta di Cesare Damiano,
responsabile Ds dell’area Lavoro: «L’attacco di
Maroni al modello contrattuale è da respingere:
provoca disuguaglianze i tra lavoratori e elimina
un quadro nazionale di riferimento. È indispensabile
mantenere i due livelli».
Questa mattina i presidenti dei gruppi dell'
Ulivo della camera dei deputati incontrano i tre
leader confederali, Epifani, Pezzotta e Angeletti,
in vista dell'esame della legge finanziaria,
compresa la delega sul lavoro che va in aula
oggi (ma dovrà ritornare al Senato). I capi dei
sindacati dovranno affrontare grosse e sgradite
novità, perché ieri il testo ha colto di sorpresa
persino i deputati. Come spiega l’onorevole Elena
Cordoni, Ds, alle norme già note perché
discusse a Palazzo Madama, sono state aggiunte
deleghe su deleghe, una anche in materia di
lavoro cooperativo che stravolge la legge 142. E
sulle cooperative sociali, la contrattazione nazionale
dovrebbe sottostare alle peculiari esigenze
locali. Quello di Elena Cordoni è un allarme:
«All’ultimo momento e senza darci la possibilità
di approfondire il testo né di valutarne la
portata in rapporto al Paese, si introducono
nuove modifiche che toccano la condizione di
lavoro».