7/3/2003 ore: 11:12
Marzano: «In Italia si sciopera troppo»
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7 marzo 2003
Il ministro sogna le gabbie salariali al Sud. Angius: dovrebbe chiedersi perché tanti italiani hanno protestato
Marzano: «In Italia si sciopera troppo»
Nedo Canetti
ROMA Il ministro delle Attività produttive,
Antonio Marzano, in un colpo
solo ha riscoperto le gabbie salariali
e ha lanciato un siluro contro il
diritto di sciopero. Per l'ex responsabile
economico di Fi, per la competitività
delle aziende nel Mezzogiorno,
è necessario un mercato del lavoro,
il più flessibile possibile in cui esista
«un tipo di contrattazione localizzata».
«Trattare il mercato del
lavoro al Sud - ha spiegato - come
fosse quello del Centro-nord, è sbagliato:
c'è bisogno di un mercato
che tenga conto che la produttività
del lavoratori del Meridiane è inferiore
rispetto a quella del Nord».
«Per questo - ha proposto - servono
forme di contrattazione differenziata
e localizzata». Per il ministro non
sarebbero, questi contratti, la ripetizione
delle vecchie gabbie salariali,
troppo rigide, ma delle specie di gabbie
flessibili, «un diverso tipo di contrattazione,
secondo la disoccupazione».
Non credono, nell'Ulivo, a questa
distinzione. Per il capogruppo ds
in commissione Lavoro del Senato,
Giovanni Battafarano, «per imboccare
la strada dello sviluppo, il Mezzogiorno
non ha bisogno di gabbie
salariali, destinate solo ad accentuare
il divario con il Nord e a peggiorare
le condizioni dei lavoratori meridionali,
già pesantemente penalizzati.
Il Sud soffre già oggi di una
differenziazione salariale che non è legata,
come sostiene Marzano, ad una
minore produttività dei lavoratori:
introdurre quelle che il ministro
chiama "differenziazioni locali" ,
servirebbe solo ad accentuare le
attuali difficoltà del Sud». «Dal
consunto cilindro del governo -
commenta Luigi Meduri, Dl - esce
la vecchia ricetta delle gabbie salariali,
ignorando quelle che sono le vere
necessità da affrontare per lo sviluppo
del Sud».
L'altro fronte aperto da Marzano
riguarda gli scioperi. Lamenta
Marzano il numero eccessivo registrato
quest'anno di ore di lavoro
«perdute» per sciopero. 32 milioni,
sono troppe per lui. Mette le mani
avanti, ribadendo che il diritto di
sciopero non si tocca perché sta nella
Costituzione, ma poi comincia a
distinguere tra sciopero e sciopero
e, infine, si chiede che bisognerebbe
riflettere «più frequentemente di
quanto finora non sia accaduto,
quando è giusto scioperare».
«Il ministro dovrebbe chiedersi
- sostiene il capogruppo dei senatori
ds, Gavino Angius - perché tanti italiani,
in modo compatto hanno scelto,
negli scorsi mesi, di incrociare le
braccia. Non può far finta di non
sapere che gli scioperi sono stati il
frutto del lungo braccio di ferro che
il governo ha voluto ingaggiare con
i lavoratori e con il sindacato sull'
art.18, e, più in generale, di un
aspro scontro sui temi sociali e del
lavoro che ha visto l'esecutivo
completamente sordo alle richieste e
alle sollecitazioni del mondo del lavoro;
un esecutivo impegnato, più che a
rilanciare il sistema Paese, a cercare
di rompere il fronte sindacale».
Cifre esatte, per il segretario organizzativo
della Cgil, Carlo Ghezzi,
ma è opportuno riflettere sul perché
questo è avvenuto: «Il governo, invece
di affrontare i problemi reali del
Paese ed il rischio del declino dell’apparato
produttivo, ha impegnato
l'anno trascorso ad attaccare i diritti
dei lavoratori, dividendo il sindacato,
e a colpire la Cgil, non offrendo
mai tavoli reali di confronto».