13/7/2005 ore: 10:46
Maroni pronto a cambiare il decreto Tfr
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IN PRIMO PIANO - pagina 3 ROMA • La partita sulla riforma della previdenza integrativa è ancora lontana dall'epilogo. Nel round di ieri tra Governo e parti sociali il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha confermato l'apertura sul decreto che introduce l'uso del Tfr con il " silenzio assenso". «Il provvedimento non è blindato», ha detto Maroni, dando appuntamento alle parti sociali per il 27 luglio e aggiungendo che «non ci saranno costi aggiuntivi» per le imprese. L'obiettivo — ha sottolineato il ministro — è giungere a un testo condiviso entro metà settembre. Una disponibilità apprezzata sia dalle organizzazioni datoriali, Confindustria in testa, sia dai sindacati. Che già da questa mattina cominceranno a lavorare alla stesura di emendamenti comuni al decreto da consegnare a Maroni e al Parlamento al massimo tra dieci giorni in vista del prossimo round. Le parti sociali anche ieri hanno ribadito la bocciatura, quasi in toto, del decreto Maroni. E, soprattutto i sindacati, ora attendono che la disponibilità di Maroni si traduca in fatti concreti, anche perché temono che la linea del Governo non sia univoca. E a confermarlo, secondo i sindacati, sarebbero le dichiarazioni del sottosegretario Alberto Brambilla, che ha precisato che, pur nella disponibilità garantita dall'Esecutivo, occorre salvagurdare la libertà di scelta dei lavoratori sulla modalità di trasferimento del Tfr. Un'affermazione che suona come una risposta alle critiche dei sindacati sui criteri di " parificazione" di fondi pensione e polizze assicurative perché premierebbero soprattutto queste ultime. « Questa continua volontà di vincolare tutti non ha prodotto risultati », ha detto Brambilla. Le parti sociali hanno deciso di continuare a marciare compatte. Anche nell'incontro di ieri è stato adottato il metodo del portavoce unico (questa volta a parlare a nome di tutti sarebbe stato prevalentemente il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei). Gli emendamenti si annunciano copiosi, anche perché le questioni ancora aperte sono numerose. Prime fra tutte quelle del ruolo dei fondi pensioni contrattuali rispetto alle polizze assicurative, degli sconti fiscali, del ruolo della Covip troppo " vincolata" al ministero del Welfare e delle compensazioni alle imprese anche in termini di accesso agevolato al credito. Su quest'ultimo punto l'Abi ha ribadito il «no» delle banche all'automatismo nella concessione dei crediti alle aziende che dovranno rinunciare al Tfr. Maroni: serve l'intesa. Già in mattinata, nel corso della presentazione del nuovo Nucleo di valutazione della spesa sperimentazione, Maroni aveva ripetuto che «questa riforma parte se c'è il consenso delle parti sociali e se non ci sono costi aggiuntivi per le imprese» . La tabella di marcia. La delega sulla previdenza integrativa dovrà essere esercitata entro il 6 ottobre. Pertanto entro la metà di settembre il decreto dovrà essere in configurazione definitiva. Il 27 luglio è fissata la prossima tappa del confronto. I sindacati: «La disponibilità è ancora tutta da verificare nel merito » Bombassei: «Apprezzabile l'apertura a modifiche radicali»
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