| 11 Novembre 2003 |
ECONOMIA |
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Mai dire McJob
L'ultima offesa mortale è arrivata dal rispettato dizionario inglese Merriam-Webster's Collegiate. Che ha inserito tra i suoi lemmi il terribile «McJob» - «lavoro stile McDonald's» - termine usato per la prima volta dal narratore canadese Douglas Coupland nel suo romanzo Generation X per indicare «un lavoro poco prestigioso, poco dignitoso, con pochi vantaggi, senza futuro». L'amministratore delegato della catena di ristoranti-simbolo della raffinatezza gastronomica statunitense, Jim Cantalupo, si è lamentato del termine perché «descrive in modo impreciso il lavoro nella ristorazione». Finché la parola «McJob» girava di bocca in bocca come un sinonimo di «lavoro di merda», poteva anche essere sopportata, come certe leggende metropolitane che alla fin fine si ammantano dell'alone del mito. Ma che diventi un neologismo riconosciuto ufficialmente, beh, questo è sembrato veramente intollerabile. I fenomeni negativi possono insomma «esistere», sembrano dire alla McDonald's, ma non dovrebbero avere un nome. O, almeno, non «quello». Qualcuno spiegherà loro, un giorno, che i dizionari non fanno altro che registrare ciò che un intero popolo - o il mondo, in questo caso - dà ormai per acquisito.
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