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Legnano. Dalla protesta al dialogo
Legnano. Dalla protesta al dialogo

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Dalla protesta al dialogo
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CUSAGO — Ha già dato i primi risultati l'ora di sciopero effettuata, ieri mattina, dai dipendenti Hays Sodibelco di Cusago. L'azienda si è mossa dalla rigida posizione assunta fino a questi giorni aprendosi al dialogo. Ma i lavoratori non mollano e hanno iniziato la raccolta dei mandati per adire le vie legali. A spingere i dipendenti dell'ex distribuzione merci Standa al tradizionale metodo di lotta sindacale sono le temperature glaciali a cui gli addetti ai magazzini devono sottostare durante le ore di lavoro, in seguito alla decisione della direzione di non accendere i riscaldamenti. Due gradi e l'80% di umidità è la temperatura media degli oltre 80 mila metri quadri dello stabilimento di viale Europa, dove i magazzinieri hanno una «divisa» particolare munita di sciarpa, guanti e passamontagna. Dopo due anni trascorsi nella cella frigorifera gli oltre 350 dipendenti, di cui 250 delle cooperative collegate hanno detto basta e incrociato le braccia. «Lo scorso anno non abbiamo reagito perché era in corso un procedimento attuato dalle ASL, ma quest'anno non tolleriamo oltre la situazione — spiega Federico Antonelli, responsabile sindacale Filcams Cgil —. In un primo tempo abbiamo provato a dialogare con la direzione, bloccando gli starordinari, ma tutto è rimasto invariato. Fino ad oggi, quando l'Azienda ha aperto un dialogo». Nell'ora di astensione, proclamata dalle 12 alle 13, i dipendenti hanno sottoscritto la delega all'avvocato Annalisa Rosiello per procedere legalmente: «sono più di 30 i dipendenti che hanno richiesto un intervento urgente del magistrato per applicare i provvedimenti atti a risolvere questa situazione di disagio». Ma a problema si aggiunge problema. «Da tre anni a questa parte, la situazione è andata peggiorando — spiega un dipendente — : prima avevamo le navette che ci trasportavano qui da Bisceglie, oggi neanche quelle. Per non parlare della sicurezza delle apparecchiature, non a norma. Problemi che non puoi esporre, altrimenti ti minacciano di trasferirti in altre sedi». di Francesca Santolini
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