29/11/2002 ore: 10:17
Legacoop sfida D’Amato: vuole annientare la cooperazione
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29 novembre 2002
Confindustria diserta il congresso dell’organizzazione. Al centro della polemica la riforma del diritto societario. Domani la nomina del nuovo presidente Giuliano Poletti
Legacoop sfida D’Amato:
vuole annientare la cooperazione
Bianca Di Giovanni
ROMA Ormai è gelo tra mondo cooperativo
e Confindustria. Se non di più:
guerra aperta. Al 36 esimo congresso di
Legacoop (che domani eleggerà Giuliano
Poletti alla presidenza) l’associazione
degli industriali ha preferito non partecipare.
Doveva arrivare Guidalberto
Guidi, che all’ultimo momento ha dato
forfait. Eppure l’assise si svolge proprio
in casa Confindustria (all’Aditorium
della Tecnica di Roma), alle spalle del
quartier generale di Antonio D’Amato.
Il fatto è che sulla riforma del diritto
societario (molto vicina al traguardo)
ormai il solco è tracciato: gli industriali
continuano a sostenere che le cooperative
godono di condizioni di privilegio
che minacciano la libera concorrenza.
Per questo chiedono che la riforma sia
rinviata sine die. Le cooperative continuano
a dire che le norme non possono
essere le stesse per chi fa impresa con
scopi di lucro e chi all’utilità personale
antepone quella dell’impresa. Già Giulio
Tremonti, giocando d’anticipo sul
Parlamento, ha preteso che si tassassero
gli utili indivisibili (meglio: che si potesse
considerare utile indivisibile non più
del 30% del capitale), facendo pagare
quest’anno alle coop un sostanzioso «assegno
fiscale» di centinaia di milioni di
euro in più rispetto agli anni precedenti.
Ma a D’Amato non basta: la coopera-
zione va annientata, omologandola al
mondo industriale. «Confindustria dovrebbe
rimettere l’orologio - dichiara il
presidente uscente Ivano Barberini - e
ricordare che oggi si è deciso di tassare
persino gli utili indivisibili, mentre nel
frattempo si è detassata la successione.
Altroché concorrenza sleale». Non va
giù, in Viale dell’Astronomia, che la mutualità
possa conquistare quote di mercato
seguendo regole diverse: che viva
pure, rimanendo però piccola. «Strano
- replicano nei corridoi dell’Auditorium
- Se siamo davvero così privilegiati,
come mai tutti questi industriali non
mettono su una bella cooperativa?». La
querelle è antica quanto insolubile: il
pensiero unico del profitto non ammet-
te diversità nella ricchezza.
Così il confronto con gli imprenditori
infiamma il podio e la platea dell’Assemblea.
In apertura c’è Michele
Vietti, sottosegretario alla Giustizia ,
nonché presidente della Commissione
che vaglia la riforma, che chiude la porta
ad ogni ipotesi di rinvio. «Semmai è
possibile un allungamento dei tempi
per l’entrata in vigore - dichiara - anche
di 24 mesi. Ma le norme devono essere
certe fin da ora. Nessuno che abbia senso
di responsabilità può tentare di fermare
questo treno. Quanto a Cponfindustria,
le critiche suscitano perplessità
visto che la legge interviene proprio per
evitare situazioni di concorrenza sleale».
«Confindustria dovrebbe finirla di
fare queste difese corporative - dichiara
Massimo D’Alema, in prima fila accanto
a Piero Fassino - Quello che serve
oggi è un impegno comune del mondo
imprenditoriale. Prima Confindustria
ha difeso acriticamente il governo, e oggi
si ritrova con una crescita allo 0,3%.
Adesso continua a sbagliare, dovrebbe
smetterla. In ogni caso Legacoop è riuscita
a farsi rispettare dal governo: la
pretesa della destra di dividere in modo
ideologico questo mondo non è riuscita».
Non è meno tenero il segretario ds
Fassino, che parlando dal podio invita
il mondo politico «a guardare alle imprese
cooperative senza pregiudizi, senza
quelle manifestazioni preoccupanti
che registriamo in alcuni esponenti del
governo». La difesa del movimento cooperativo
è trasversale e compatta - avvertono
gli oratori - tanto che Fassino
rammenta al governo quello che il presidente
Jacques Chirac ha ricordato a un
parlamentare del suo raggruppamento:
«Siamo stati eletti dai cittadini francesi
per fare l’interesse della Francia, non
dai cittadini di destra per fare una politica
di destra». Tant’è che pochi minuti
prima, dallo stesso podio, era stato il
presidente della Compagnia delle Opere
Giorgio Vittadini a tuonare in favore
della cooperazione e della riforma così
com’è. «Qui si tratta di un’idea di lavoro
non economicistico - ha dichiarato
Vittadini - Difendere questo è garanzia
di democrazia».