11/11/2002 ore: 8:45
Legacoop: «Manovra inadeguata, nonostante i correttivi»
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sabato 9 novembre 2002
Per il presidente nazionale Ivano Barberini «rischiamo che la situazione si aggravi nel giro di pochi mesi».
Dati soddisfacenti dai congressi di Reggio, di Lombardia e della Puglia
Legacoop: «Manovra inadeguata, nonostante i correttivi»
Laura Matteucci
MILANO «Abbiamo dato atto che la
Finanziaria nei suoi progressivi correttivi
è migliorata, tuttavia la riteniamo tuttora
inadeguata per affrontare la situazione
economica ed il basso livello di sviluppo
sia al Sud che al Nord».
Il presidente nazionale della Legacoop
Ivano Barberini, a Bari per il congresso
della Legacoop pugliese, boccia la
Finanziaria e spiega: «C’è bisogno di
operare scelte tali da incoraggiare di più
lo sviluppo portando avanti nel contempo
il risanamento». «Il rischio che corriamo
– ha aggiunto Barberini sollecitando
interventi più strutturali-è di dover
affrontare la situazione con misure che
sono troppo basate sull’una tantum, per
ritrovarci poi tra qualche mese in una
situazione aggravata sia per i conti
pubblici che in termini di sviluppo».
Nel complesso nazionale, Legacoop ha
dato lavoro nel 2001 a 292.125 addetti,
tra soci lavoratori e dipendenti, e ha
realizzato un fatturato di circa 36 miliardi
di euro. Critico nei confronti della Finanziaria
in discussione alla Camera anche il
movimento cooperativo reggiano, il cui
presidente Mauro Degola presenta oggi
il suo diciottesimo congresso con un
filotto di dati (37% in più di imprese
associate, 17% in più di occupati, fatturato
diretto salito fino a 3,6 miliardi di euro),
e una duplice stoccata. Una al governo:
«Si ricontrattino le priorità e ci dia una
Finanziaria coerente, visto che quella
attuale non si capisce dove vada».
E una a Legacoop nazionale: «L’attuale
sistema di rappresentanza degli interessi
cooperativi reggiani è obsoleto, basato
su distinzioni non più utili e strutture che
nel tempo si sono burocratizzate».
A congresso, intanto, tra oggi e domani,
anche Legacoop Lombardia, che snocciola
dati «più che soddisfacenti», come li
definisce il presidente Guido Galardi.
«Nonostante il momento difficile - dice
infatti - sia dal punto di vista economico
che culturale, in cui di certo il modello
solidaristico proposto dal movimento
cooperativo non sembra vincente, abbiamo
raggiunto la quota di oltre 1 milione di
soci e 1.400 imprese. Mentre il numero
degli occupati cresce del 10% all’anno».
Per oltre il 91% dei casi si tratta di contratti
a tempo indeterminato, mentre il tasso di
presenza femminile è pari al 53% (contro
un dato regionale lombardo fermo al 33%),
consentito da un utilizzo concordato ed
equilibrato dei contratti part-time che a
fine anno dovrebbero attestarsi attorno
al 38%. Presente al congresso lombardo
anche Giuliano Poletti, vicepresidente
nazionale e futuro presidente (la ratifica
della nomina avverrà nel corso del
congresso nazionale, in calendario a
Roma a fine novembre), che si sofferma
in particolare sulla riforma organizzativa
in atto nelle coop: «Il tratto comune –
dice Poletti - dev’essere l’affermazione
della specificità cooperativa.
Di certo, non possiamo copiare alcun
modello esistente, tantomeno quello di
realtà come Confindustria».