3/2/2003 ore: 10:55
Le coop contro D’Amato: parla di un mondo che non conosce
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sabato 1 fevvraio 2003
Il presidente degli industriali aveva accusato l’economia cooperativa di concorrenza sleale. Giuliano Poletti (Legacoop): è una polemica sterile e inutile
Le coop contro D’Amato: parla di un mondo che non conosce
MILANO «Una polemica sterile e infondata»,
la definisce il presidente di
Legacoop Giuliano Poletti. «Ancora
una volta il presidente di Confindustria
attacca il mondo cooperativo e
ancora una volta dimostra di parlare
di un mondo che non conosce», dichiara
il presidente di Confcooperative,
Luigi Marino.
Antonio D’Amato non archivia
la sua vecchia battaglia contro le cooperative:
commentando (positivamente)
la riforma del diritto societario
appena varata, definisce però «gravissimo
vulnus» la disciplina delle cooperative,
rispetto alla quale «il passo
in avanti è stato troppo timido». Secondo
D’Amato infatti «non si regstra alcuna
sostanziale modifica ad un regime che dà
alle società cooperative, che spesso sono
holding da miliardi di euro e con decine
di migliaia di dipendenti, la possibilità di fare
concorrenza sleale sia alle imprese costituite
sotto il regime di diritto privato,
sia a quelle società cooperative
che hanno funzioni veramente mutualistiche».
Anche se, concede
D’Amato, «nessuno mette in discussione
che queste ultime debbano avere
un regime di favore e di sostegno».
Immediata la replica delle coop.
Per Giuliano Poletti siamo in un mercato
«dove le cooperative si misurano
in una corretta competizione con le
altre imprese». E, se le cooperative
fossero così favorite rispetto agli altri
tipi d’impresa, «non si capisce perchè
tante società di capitali non si siano
trasformate in cooperativa». Poletti
giudica inoltre «perentori ed affrettati»
i giudizi del presidente di Confindustria
sulla mutualità, «che rappresenta
pur con gradazioni diverse, il
tratto unificante dell’intera cooperazione».
Sarebbe necessario accettare,
suggerisce il presidente di Legacoop,
«l’idea che sul mercato possano coesistere
e competere soggetti diversi, tenendo
conto che si realizzano spesso
collaborazioni tra cooperative e aziende
capitalistiche».
Una recente riforma fiscale, spiega
Marino di Confcooperative, «ha
sottoposto tutte le cooperative a un
carico fiscale pesantissimo». Inoltre,
la riforma del diritto societario appena
completata, «anzichè consentire alle
cooperative di mettere in atto una
concorrenza sleale impone loro nuovi
severi vincoli». Forse, aggiunge Marino,
il presidente di Confindustria
«farebbe meglio ad affrontare le difficoltà
in cui versano le sue associate e
a riflettere sui danni causati al Paese
dalla rigidità dell’azione di Confindustria,
ad esempio sull’articolo 18».
A replicare alle critiche di D’Amato
è anche lo stesso promotore della
nuova normativa, il sottosegretario al
ministero dell’Economia Michele
Vietti: «Sulle norme per le cooperati-
ve si è inciso profondamente», dice.
«In realtà - precisa - la tipologia di
cooperative che esce dalla riforma è
profondamente innovata e abbiamo
cercato con grande sforzo di razionalizzare
e non penalizzare il mondo
delle cooperative».
Il sottosegretario ricorda, prima
di tutto, che è stata distinta la cooperazione
a mutualità prevalente da
quella che non lo è, «che abbiamo
ricollegato le agevolazioni fiscali solo
alle cooperative a mutualità prevalente
e interrotto quella spirale negativa
per cui bastava chiamarsi cooperativa
per poter avere delle agevolazioni
e questa era concorrenza sleale».
la.ma.