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Lavoro interinale: Italia sotto tiro Ue
Lavoro interinale: Italia sotto tiro Ue

Va abolita la cauzione chiesta alle societ? europee Lavoro interinale: Italia sotto tiro Ue
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(DAL NOSTRO INVIATO)
BRUXELLES - Nuova sferzata della Corte di Giustizia europea all'Italia, per garantire una concorrenza pi? intensa ed equa sul mercato del collocamento nazionale. Gli eurogiudici hanno condannato ieri il nostro Paese per aver imposto il versamento di una cauzione di 361.516 € (700 milioni di lire) alle societ? che vogliano aprire in Italia agenzie che offrono lavoro temporaneo. Per mettersi in regola, il Governo dovr? perci? decidere al pi? presto l'abolizione del deposito cauzionale prescritto dalla legge 196 del 1997 (legge Treu). La Corte del Lussemburgo ha, infatti, accolto in pieno la posizione della Commissione europea, e osservato che il deposito cauzionale pu? costituire un ostacolo per le imprese straniere che intendano avviare l'attivit? nella Penisola. Infatti, la richiesta del pagamento della cauzione appare giustificabile nel Paese di origine di un'impresa, ma non per il solo fatto di esercitare l'attivit? in un secondo Paese Ue. La distorsione del mercato appare evidente ai giudici comunitari, in quanto, attualmente, aziende di altri Stati che gi? onorano obblighi finanziari dove hanno la sede principale, sono costrette a pagare una seconda cauzione in Italia, a differenza dei concorrenti italiani che vogliano operare all'estero. Continua cos? l'opera della Corte europea in favore di una equa liberalizzazione del mercato del collocamento in Italia, iniziata con la condanna del monopolio pubblico con la famosa sentenza ?Job Centre? nel 1997. In realt? la sentenza di ieri (C-279/00), ha censurato tre aspetti della legge Treu, ma due di questi erano gi? stati "corretti in corsa" e modificati dal legislatore italiano. La legge originariamente prevedeva, infatti, alle agenzie per il lavoro temporaneo di avere sede legale o una filiale in Italia e di versare la cauzione presso un istituto bancario italiano. Due chiare violazioni della libera prestazione di servizi (articoli 49 e 56 dei Trattati Ue). Su questi due punti, la legislazione italiana ? stata per? gi? cambiata garantendo che la sede dell'azienda pu? essere anche in un ?altro Stato membro dell'Unione europea?, cos? come la banca dove versare la cauzione. La Commissione Ue non ha per? accettato di ritirare il ricorso ritenendo che anche il pagamento della cauzione in s? costituisse un ostacolo alla libera concorrenza e una violazione degli articoli 49 e 56, per il doppio onere imposto alle imprese non italiane. Una considerazione che ? stata ripresa in pieno dai giudici di Lussemburgo, obbligati comunque a esprimersi su tutti e tre le contestazioni originarie dell'Esecutivo Ue, e molto netti nel prevedere la condanna dell'Italia per tutti e tre, includendo anche il versamento del deposito cauzionale che ? ancora previsto dalla nostra normativa. Enrico BrivioVenerd? 08 Febbraio 2002
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