14/12/2007 ore: 11:53
La vendetta postuma di Confcommercio (I.Corraini)
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13-19 DICEMBRE 2007 segretario generale Filcams Cgil Dice la Confcommercio: «Il protocollo di luglio sul welfare ha determinato l'eliminazione del lavoro a chiamata e la penalizzazione di istituti contrattuali quali il part-time...dei 425 mila posti aggiuntivi circa la metà sono occupati da donne perché ha influito positivamente l'andamento del part-time». Va ricordato che il contratto di lavoro scaduto un anno fa corresse più di quanto non abbia fatto il recente protocollo sul Welfare lo scempio operato dalla legge 30 sull'istituto del part-time. Non solo. In quel contratto si convenne di non regolare il lavoro a chiamata. I nuovi occupati si sono realizzati in questo contesto normativo di riferimento, e allora? Allora, le affermazioni di quella fatta indicano una volontà politica precisa. Non solo quella di non rispondere alle attuali richieste della piattaforma sindacale ma, di più, di operare una sorta di vendetta postuma rispetto al contratto precedente. L'accusa è che il sindacato non è disponibile ad affrontare i temi delle flessibilità organizzative e dell'orario del lavoro nella distribuzione commerciale, i "lacci e laccioli" che la imbriglia, avendo, esso, una visione arretrata del settore. Ricordiamo che il part time fu introdotto con la negoziazione tra le parti nella grande distribuzione fin dal 1974, e successivamente sono state introdotte le clausole elastiche e il part time di otto ore per gli studenti. Gli stessi orari di lavoro plurisettimanali per far fronte alla variazione dei flussi, furono introdotti dalla contattazione collettiva nazionale nel terziario venti anni fa. Il fatto è che quelle flessibilità oggi previste, sono definite da regole, sono soggette a contrattazione, danno un minimo di certezza ai lavoratori a riguardo del loro orario di lavoro e, se attuate, danno un lieve beneficio aggiuntivo ai lavoratori che ne sono coinvolti. È questo che si vuol tagliare. La proposta che si intravede è, infatti, quella di un vagheggiare di un «orario medio annuo» a disoposizione delle imprese. Ma anche sulla questione dei costi si ritorna all'antico: si dice che la piattaforma costa quasi il 9 per cento. Ora, se il salario, 78(!) euro per il biennio in corso, richiesta con i risicatissimi margini negoziali, fa riferimento a un quattro per cento di inflazione nel biennio, dove sta l'altro cinque? Questo non lo sappiamo perché la Confcommercio ha preferito abbandonare il tavolo. Il 21 e il 22 è un momento importante per sconfiggere questa linea e fare un contratto giuso. |