14/4/2003 ore: 12:39
La Ue rifiuta i controlli americani
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Lunedì 14 Aprile 2003
La Ue rifiuta i controlli americani
Sono minacciate le norme europee sulla privacy
Ogni anno circa 10 milioni di cittadini europei viaggiano tra Europa e Usa. Ma non tutti sanno che i loro dati personali sono a disposizione
delle autorità doganali americane le quali, dopo l’11 settembre, hanno rafforzato i dispositivi di sicurezza per la lotta al terrorismo. Si tratta delle informazioni anagrafiche, ma anche quelle relative allo stato
di salute o alle preferenze alimentari —che possono far risalire all’appartenenza etnica o alle convinzioni religiose — e spesso anche il numero di carta di credito con cui si è pagato il biglietto e l’indirizzo di posta elettronica mediante il quale si è prenotato il volo.
È dal 5 marzo scorso, infatti, che le compagnie aeree di tutto il mondo devono fornire alle autorità statunitensi, pena multe salatissime, il Pnr (Passenger name record, il registro dei nomi dei passeggeri), che contiene da 25 a 60 informazioni su ogni singolo individuo.
La richiesta Usa si è però rivelata in contraddizione con le norme europee sulla privacy (la Direttiva 95/46/Ce) e con la Carta dei diritti fondamentali della Ue. In particolare, la direttiva, recepita dai singoli Stati europei (in Italia è divenuta la legge 675/96), prevede che i
dati personali si possano trasferire a Paesi extra-Ue solo se questi ultimi presentano un livello di protezione della privacy adeguato o, in caso contrario, se esiste il consenso della persona cui i dati si riferiscono.
Un altro problema nasce dalle compagnie aeree, che non rivelano ai passeggeri l’utilizzo dei dati personali raccolti. L’ostacolo potrebbe posto sul conto della ricerca di una maggior sicurezza sui voli transatlantici, ma si rivela anche un favore alle autorità Usa, che evitano
così le lunghe file per controllare chi arriva oltreoceano, divenendo un ulteriore fattore dissuasivo del traffico (in calo) verso gli States.
Accesso diretto. Stando così le cose, la realtà è ancor più allarmante: oltre ai viaggiatori transatlantici, ogni dato di ciascun passeggero, da e per qualunque destinazione nel mondo, potenzialmente è a disposizione delle autorità doganali statunitensi. Infatti, in assenza di
una richiesta sufficientemente chiara e a fronte di un costo elevato di filtri informatici per selezionare i dati, le compagnie aeree hanno messo a disposizione dell’amministrazione Usa l’accesso completo ai loro "server", da cui le autorità doganali possono "pescare" ogni dato.
A tutto ciò si è aggiunto il ruolo della Commissione europea, sollecitata dalle compagnie aeree nel tentativo di svincolarsi
da uno scomodo ruolo, tra l’incudine delle norme Ue e il martello delle sanzioni americane. Nella dichiarazione sottoscritta il 19 febbraio scorso dai funzionari Ue e dalle autorità doganali Usa, gli americani
s’impegnano a non trasmettere i dati a loro disposizione ad altre agenzie governative, ad esempio la Cia, se non a fini direttamente legati alla lotta al terrorismo.
Una mossa fortemente criticata dal Parlamento europeo per vari motivi: in primis, perché la dichiarazione in questione non ha valore giuridico;
senza contare che non si sa a chi ci si potrebbe appellare in caso di violazioni. Inoltre, la Commissione non avrebbe tenuto conto dell’esortazione del comitato dei Garanti della privacy dei Quindici, presieduto da Stefano Rodotà, che già nell’ottobre scorso aveva ammonito contro alcune di tali incoerenze, oltre ad aver agito
in sordina, senza cioè mai consultare il Parlamento.
Insoddisfatti anche per l’assenza di una strategia coordinata della
Commissione tra le diverse direzioni generali (trasporti, relazioni
esterne e mercato interno), che sembrano aver agito secondo le loro priorità, gli europarlamentari hanno finito per approvare il 13 marzo, a
larghissima maggioranza, una risoluzione in cui chiedono di
sospendere gli effetti della dichiarazione congiunta.
Dopo questo voto la Commissione Ue ha annunciato di voler
«ottenere maggiori garanzie» dagli americani, nell’ambito di un accordo più ampio e strutturato.
Tutto prosegue però come prima, lasciando correre la fantasia
verso scenari da "Grande fratello".
BARBARA ROFFI
Da Schengen a Echelon: la vita scorre sotto gli sguardi dei Grandi Fratelli
Alcuni dei più rilevanti sistemi di raccolta dati in Europa, Stati Uniti e Italia
Y Sis. Con diversi milioni di record relativi a
banconote, documenti d’identità, veicoli
rubati, persone ricercate, porti d’arma, il
Sistema informativo Schengen è la più
grande banca dati ufficiale a livello europeo.
L’archivio mette in rete le diverse autorità di
polizia dei Paesi Ue. È in questo sistema che
vengono inseriti tutti i dati dei controlli di
polizia effettuati nei vari Paesi, le cui
verifiche incrociate hanno portato in passato,
per esempio, all’arresto del leader curdo
Ocalan.
Y Sid. È il sistema informativo doganale in
cui sono inseriti i dati in particolare delle
polizia di frontiera e della Guardia di
finanza.
Y Eurodac. Si tratta della banca dati sui
richiedenti asilo nell’Unione europea,
potenziali ed effettivi. È sulla raccolta
d’impronte digitali, di cui sono corredati i dati
di Eurodac, che sono sorte in passato
parecchie polemiche anche in Italia.
Y Echelon. Il "Grande orecchio": così si può
definire Echelon. È infatti, un sistema di
ascolto globale realizzato dalla Nsa (National
security agency, l’Ente per la sicurezza
nazionale) statunitense con la collaborazione
di altri Paesi anglosassoni (Gran Bretagna,
Canada, Australia e Nuova Zelanda). Echelon
è stato pensato per monitorare le tlc, quindi le
informazioni che viaggiano su e-mail, fax,
telefono e telex.
Secondo varie accuse europee, tutta l’attività
Ue è spiata e le aziende Usa sono aiutate in
modo scorretto a vincere appalti
internazionali.
Y Ced interforze. È la banca dati comune a
Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza, Polizia
penitenziaria e Guardia forestale. Contiene
milioni di dati su furti d’auto, porto d’armi,
permessi di soggiorno, banconote, documenti
d’dentità e anche informazioni più riservate
di natura "storica" a cui possono accedere i
reparti speciali e che si sono rivelate
fondamentali nella lotta a terrorismo e
criminalità organizzata. L’archivio, nato negli
anni 80, è stato ammodernato nel 2001
realizzando il cosiddetto "Sistema indagine",
che consente di registrare non più il solo
dato nudo e crudo ma l’evento delittuoso. In
altre parole, la banca dati permette ora di
compiere in modo più profondo
interconnessioni tra le informazioni custodite.
Nel Ced si effettuano 12 milioni di accessi
settimanali da parte dei 98mila utenti abilitati
(circa 42mila della polizia, 36mila dei
carabinieri, 17mila finanziari, 1.500 agenti
penitenziari e 200 forestali). Il sistema ha 20
profili di accesso, differenziati a seconda del
livello delle informazioni che si possono
consultare e di ogni interrogazione resta
traccia. E questo per qualsiasi controllo.
L’organo di vigilanza è il Garante della
privacy. Sono possibili connessioni con altri
database (Pra, Infocamere, alcuni profili
dell’anagrafe tributaria, Inps).
Y Carabinieri, Gdf, Polizia. Le autorità di
sicurezza dispongono inoltre di singole
banche dati. La Guardia di Finanza ha totale
accesso all’anagrafe tributaria, gestita dalla
Sogei. La Polizia ha un database sui
passaporti e i permessi di soggiorno. I
Carabinieri custodiscono un archivio sulla
tutela del patrimonio artistico.