10/3/2003 ore: 10:14
La strage sul lavoro: 1360 vittime
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sabato 8 marzo 2003
I dati dell’Inail per il 2002 parlano di un leggero calo, ma
gli incidenti sono stati 972.404 e i morti più di 3 al giorno
La strage sul lavoro: 360 vittime
Oltre la metà degli infortuni nel ricco Nord, e soprattutto
nel mitico Nord-Est
Raul Wittenberg
ROMA Infortuni sul lavoro in leggero
calo, del 4,7% secondo i dati provvisori
dell’Inail, ma pur sempre tanti, poco
meno di un milione. Inoltre si tratta di
dati provvisori, e gli osservatori incrociano
le dita nella speranza che non si
ripeta il caso dell’anno scorso, quando
i dati provvisori segnalavano un calo e
invece quelli definitivi accertarono un
aumento del 2,4%. La buona notizia è
stata comunicata dall’Inail, che ieri ha
partecipato ad una conferenza stampa
con cui l’Anmil (l’associazione degli
invalidi del lavoro) ha presentato i risultati
di una indagine sulla condizione
delle donne lavoratrici infortunate.
L’anno scorso sono state 228.167
(-2,3%), e su di loro pesa soprattutto il
trauma psicologico che segue all’infortunio:
il 60% si separa dal marito, il 50% rifiuta di
tornare a lavorare, il 40% ha subito pressioni
dall’imprenditore perché lasci l’azienda.
Nel 2002 gli incidenti sul lavoro
sono stati 972.404 nel complesso, di
cui 1.360 mortali. Rispetto al 2001 ci
sono stati 47.475 casi in meno sul complesso
degli incidenti, con un calo del 3,4% sui
casi mortali, nonostante l’occupazione
sia cresciuta dell’1,5%. Anche
per le morti bianche la flessione da
1.408 a 1.360 non corregge il funesto
primato italiano di tre vittime al giorno.
In crescita sono risultati gli infortuni
in itinere, quando si va in azienda,
con un +2,8% nel complesso e un
+8,3% per i casi mortali.
Oltre la metà degli infortuni, più
di 600 mila, avvengono nel ricco
Nord, specialmente nel mitico Nord
Est. Segno che l’industria si sviluppa
senza troppa cura della sicurezza per
gli addetti. Tra le regioni la Lombardia,
area a più alta densità occupazionale
ha registrato 204 mortali in calo
rispetto ai 272 segnati nel 2001. Sui
casi mortali la seconda regione è l'Emilia
Romagna (177 morti contro i 156
del 2001) seguita dal Veneto che con
137 morti è una delle poche regioni
che registra un aumento (erano 114
nel 2001).
Il ministro del Welfare Roberto
Maroni trova «incoraggianti» i dati
dell’Inail: «Confermano che i provvedimenti
e le azioni intraprese dal governo
in collaborazione con le parti sociali
stanno dimostrando la propria efficacia»,
ha detto il ministro riconoscendo
però che «bisogna fare di più. Ed ha
assicurato «l'attuazione della riforma
della legge sulla sicurezza del lavoro»
per garantirla a tutti i lavoratori. Ma il
vero rischio della riforma è la riduzione
dei vincoli per l’impresa, che già
non osserva quelli che ci sono.
Anche il presidente dell’Anmil Pietro
Mercandelli trova «incoraggianti» i
dati e si augura che vengano confermati
dai calcoli definitivi. Dopo aver osservato
che «è comunque altissimo il numero
delle vittime», Mercandelli ha invitato
Maroni a proseguire i controlli
sui luoghi di lavoro, aumentati in
gennaio e febbraio, anche oltre la scadenza
delle agevolazioni legate all’emersione
del lavoro nero.